Il mercoledì delle Ceneri a Doberdò del Lago si trasforma in Stric Lovre, il funerale del Carnevale.
Quella di Doberdò non è una manifestazione isolata, ma è figlio di una tradizione che affonda le proprie radici nel folklore neolatino e slavo.
La partecipazione popolare è massiccia, questo toglie senza dubbio l'originaria "semplicità" contadina, ma conserva gli elementi simbolici arcaici precristiani: il fuoco purificatore, la paglia (elemento vegetale base del carnevale) morte provvisoria e rinascita del manichino.
La popolazione si ritrova in occasione dell primo giorno di Quaresima ed è qui che iniziano i festeggiamenti.
Successivamente al raduno, si viene raggiunti da un pupazzo, la rappresentazione allegorica del Carnevale, “morto” il giorno prima. Si forma così un corteo funebre, una processione. Vengono posti nella bara una chitarra e nella tasca della sua giacca una copia del quotidiano "Primorski dvnevnik". Si radunano le maschere tipiche quali la "Vedova", il figlio in abiti scuri con i fazzoletto bordato a lutto, "Suor Putanizza", i forestieri ed il "prete". Una volta imbottito Lovre (il pupazzo) di paglia, questo viene portato in giro per il paese su un carretto fino ad un punto dove viene poi bruciato tra riso e pianto dei presenti.
Lovre è di bocca buona, mangia burro e lardo, ma vive a sbafo, non ha calli sulle mani e ripulisce tutti fino all'ultimo centesimo (do zadnjega vinarja), impersonifica la causa di tutti i mali e malori. Su di lui si scaricano i desideri repressi, le invidie e gli sfoghi personali, sciolti per l'occasione dalle briglie sociali, morali e religiose.
La celebrazione
Durante la processione Lovre viene portato in spalla a passo cadenzato da quattro o sei cittadini, dietro la bara la vedova e il figlio "straziati dal dolore", seguono i suonatori della banda locale, le corone di fiori, il baldacchino e una lunga coda di gente. Il percorso è obbligatorio, come sono obbligatorie le tappe in tutte le osterie che il "bonsignor" benedice facendo presente agli osti il debito scoperto di "quell'ubriacone" di Lovre. Momento importante è la pesatura sulla pesa pubblica che rivela di quanto quel "farabutto" sia ingrassato nell'ultimo anno. Dal palco allestito davanti all'osteria Peric il "bonsignor" Kosič porge i saluti alle delegazioni, ai presenti, alle autorità sia in sloveno che in italiano, alcune parti vengono tradotte anche in tedesco; si passa poi alla elargizione di diplomi e di simbolici assegni, alle litanie, ringraziamenti ed alla decretazione di morte per Lovre, che non ha voluto conformarsi alla vita normale. Benedizione, pianti, marcia funebre, l'ultimo bicchiere con gli amici e "come una volta" tutti a casa.