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Monte Cosich

Introduzione

Lungo la carrareccia che porta al Monte Cosich sono evidenti le tracce della linea difensiva italiana, costruita sulle trincee italiano e austro-ungariche. Lungo la via si incontra il monumento ai sottotenenti Geraci e Guccione, caduti nell’ottobre 1915.
Il monte era un caposaldo, assieme al Debeli e a quota 121 di Pietrarossa, delle linee austro-ungariche del settore. Caduta Gorizia e spostatosi a oriente il fronte, divenne parte delle linee difensive italiane. Dalla sua cima si gode un ampio panorama sul teatro dei combattimenti del primo anno di guerra.

Itinerario

Come nel caso del Monte Sei Busi, anche nel risalire il Monte Cosich lungo il sentiero CAI 80, possiamo calarci nella ambientazione brulla e priva di vegetazione quale il Carso doveva presentarsi nel corso della Grande Guerra.
Dalla sommità del Monte Cosich possiamo ammirare il panorama che abbraccia in un solo sguardo l’altura di Doberdò e le doline che scendono verso il golfo di Monfalcone. Per la sua posizione elevata e la sua conformazione, il Cosich, era una delle roccaforti austriache nel corso del conflitto, a tal punto da venire chiamato dai cronisti dell’epoca “l’Hotel Cosich”.
Dalla sua sommità possiamo individuare le due linee di combattimento: da una parte, lungo il ciglione che fiancheggia il Monte Cosich e il Monte Debeli e poi discende nei pressi della odierna autostrada e risale poco dopo, la linea austriaca; dall’altro, ai piedi delle creste della Gradiscata e della Rocca di Monfalcone, quello italiano.
Il sentiero sul quale ci troviamo viene anche volgarmente chiamato “strada dei carrarmati” poiché, data la sua conformazione, veniva utilizzato per le esercitazioni militari, anche in tempi recenti.
 

Bibliografia

Fabi, L., Sul carso della grande guerra, Udine: Paolo Gaspari Editore, 1999
A.A.V.V., Territori da scoprire, Ronchi dei Legionari: Consorzio Culturale del Monfalconese, 2004.
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