Introduzione
La chiesetta sorge in prossimità della via Gemina, antica strada romana che da Aquileia si dirigeva a oriente. La collocazione suggerisce la vocazione sepolcrale dell'area circostante l'edificio. Come hanno dimostrato le indagini degli anni Sessanta e scavi recenti, la cappella di San Proto si trova su edifici paleocristiani che vanno dal IV al VI secolo. Alcune sepolture ritrovate confermano che il piccolo luogo di culto era ancora in uso nel basso medioevo, prima dell'edificazione della struttura ancora oggi visibile. La cappella risale ai secoli XV-XVI e certamente esisteva
nel 1521, quando lo storico Giovanni Candido vi riconobbe i sarcofagi di San Crisogono e San Proto.
Come per la chiesa parrocchiale la facciata è rivolta a occidente. L'edificio si presenta molto più semplice e povero della pieve con una facciata priva di decorazione e coronata da campaniletto a vela. Alcune iscrizioni antiche sono state riutilizzate come materiale da reimpiego e sono murate in posizione angolare.
Due coppie di finestre quadrangolari e una finestrella a fessura illuminano l'unica navata rettangolare, coperta da un tetto di quattro capriate di legno.
Alle pareti sono ancora visibili le croci dipinte e inscritte in tondi collegabili al rito della consacrazione. Alla parete di fondo e ai lati dell'altare si distinguono le figure dei Santi Crisogono e Zoilo. Sopra, il semplice altare a mensa rettangolare e decorato con tarsie di marmi policromi era collocato un dipinto del 1847 raffigurante i martiri Canziani e San Proto, opera attribuita all'abate ronchese Leonardo Stagni, ora conservata presso nella parrocchia.
La cappella è quasi completamente sovrapposta all'antica costruzione paleocristiana di San Proto, almeno per le due fasi più tarde e realizzate entro il VI secolo come ampliamento dell'originario edificio del IV secolo traslato verso sud-ovest. Il tappeto musivo della prima memoria era realizzalo con una serie di ottagoni e di semi-ottagoni del tutto simili a quelli aquileiesi del periodo teodoriano,
forse opera degli stessi maestri attivi ad Aquileia. Essi erano in parte decorati da elementi figurativi e ricchi di significato simbolico come i due pesci e da elementi vegetali simil foglie lanceolate. Durante gli scavi sono stati ritrovati anche numerosi frammenti d'affresco e d'intonaco risalenti al IV secolo. Alcuni di essi recano ancora graffiti d'epoca paleocristiana, testimonianza antichissima dell'assidua frequentazione del tempio da parte dei pellegrini.
Per approfondire
Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento all'interno ed all'esterno della chiesa vennero svolte delle indagini archeologiche che portarono alla luce, tra i vari materiali, alcuni lacerti musivi riferibili a strutture precedenti l'edificio attuale. Alcuni policromi decorati con ottagoni e databili alla fine del V sec. d.C. sono ora posti nella parete destra della chiesetta di San Proto accanto all'altare.
Un tappeto musivo policromo decorato con ottagoni (i due rimasti contenevano un pesce ciascuno) e con esagoni, quadrati e rettangoli riempiti da fiori cruciformi della metà del IV sec. d.C. è collocato all'esterno della chiesetta, ma ora non è più visibile; della fascia perimetrale erano visibili le anse di una tabula ansata totalmente asportata. A destra dell'ingresso è visibile un lacerto musivo policromo decorato con esagoni
riempiti da fiori cruciformi e trapezi abbelliti da motivi vegetali della metà del IV sec. d.C..
All'interno della chiesetta di San Proto erano conservati anche due sarcofagi, al momento esposti all'interno della chiesa principale del paese. Si tratta di un'arca in marmo greco con iscrizione per San Proto e coperchio a tetto displuviato e acroteri angolari non pertinente e di una in calcare d'Aurisina con fronte decorata da una tabula rettangolare con l'iscrizione per San Crisogono e coperchio a tetto displuviato e acroteri angolari non pertinente, entrambi datati al IV sec. d.C.. Sono vari i reperti di notevole importanza che si possono ammirare nell'antiquarium.
Nella parete di fronte all'ingresso si può ammirare la lastra funeraria di forma semicircolare in marmo bianco per San Proto databile tra IV e V sec. d.C.. Fu rinvenuta nel 1880 e reimpiegata come piattaforma al di sotto della statua della Madonna, visibile in piazza.
Sempre nella stessa parete si vede la parte superiore di un cippo sepolcrale
centinato in calcare con le iniziali dei tria nomina del titolare dell'area funeraria databile al I sec. d.C..
Venne scoperta insieme al cippo successivo, alla statua di togato e al coronamento di ara sepolcrale, durante le indagini svolte nella cappella di San Proto. Si trovava nell'angolo nord-orientale del muro rinvenuto nel 1960. Nella stessa parete è esposto un frammento della parte inferiore di cippo sepolcrale in calcare con l'indicazione della pedatura degli inizi dell'età imperiale.
Vicino alla parete di fronte all'ingresso dell'antiquarium c'è anche il coronamento di un'ara sepolcrale di difficile datazione, mentre a sinistra dell'ingresso si può ammirare la statua acefala di un togato in calcare della metà del I sec. a.C..
Era reimpiegata nelle fondazioni della chiesetta, in particolare in quelle del muro di facciata dell'attuale edificio sacro. Nel 1960 venne fatta una trincea parallela alla parete occidentale dell'edificio di culto, che mise in luce la statua reimpiegata nel primo piano di posa dei blocchi di fondazione della chiesetta. Nella vetrinetta a destra dell'ingresso dell'antiquarium sono esposti otto frammenti di intonaco rosso con graffiti devozionali incompleti del IV sec. d.C..
Durante gli scavi sono stati ritrovati un migliaio di frammenti di intonaco con colori vivaci, profilature bianche e gialle e motivi geometrici e vegetali; inoltre, su molti frammenti erano incisi dei graffiti, anche in greco, rivolti ai martiri o provanti la visita dei pellegrini.
Nella vetrinetta a destra dell'ingresso dell'antiquarium è visibile anche la parte
superiore di un'anfora frammentaria scoperta durante gli scavi svolti nel 1960 nella
zona a sud dell'angolo sud-occidentale della chiesetta dove al suo interno erano conservate le ossa di un bambino.
Bibliografia
- Sotto Monfalcone. Alla scoperta della città e del territorio tra Timavo e Isonzo, p. 76
- Carta Archeologica Online del Friuli Venezia Giulia - www.archeocartafvg.it
- La chiesetta di San Proto A San Canzian d'Isonzo: UN TESORO ANCORA DA SCOPRIRE - 2010 Società Friulana di Archeologia - ONLUS Sezione Isontina
- LE CHIESETTE VOTIVE DEL FRIULI – GIUSEPPE MARCHETTI, SOCIETA’ FILOLOGICA FRIULANA,1982