Introduzione
I più antichi documenti che attestano l’esistenza dell’edificio risalgono al Medioevo, anche se tra le prime testimonianze a datare l’edificazione della chiesa parrocchiale nel 1645 si ricorda la lapide murata sulla parete a destra dell’ingresso; con gli interventi del 1780 la chiesa assume l’aspetto che manterrà fino al 1915, quando l’esercito austriaco fece saltare il campanile, al cui interno si conservava l’affresco ottocentesco della volta con il Martirio di San Lorenzo del pittore udinese Leonardo Rigo. Gli ingenti danni recati alla chiesa portarono alla ricostruzione degli anni Venti, in parte fedele al modello architettonico precedente in parte modificata nelle proporzioni della facciata e nelle decorazioni esterne.
L’interno a pianta rettangolare e navata unica conserva un maestoso altare maggiore opera secentesca del taglia pietra veneziano Pietro Bagatella, sormontato dalla pala raffigurante il Martirio di San Lorenzo (1929) del pittore Edmondo Passauro.
Altri altari presenti all’interno dell’edificio sono quello marmoreo dedicato a San Giuseppe, risalente ai primi decenni dl XIX secolo, contenente la statua del santo con il Bambino; l’altare dei Santi Francesco, Antonio da Padova, Luigi Gonzaga e Giovanni Battista, affiancato dalla pala della pittrice monfalconese Olga Colautti; e infine l’altare dedicato alla Madonna della Cintura.
Per approfondire
All'interno della chiesa su una lastra di marmo nero, vi sono incise le date di edificazione ed ampliamento, rispettivamente nel 1645 e nel 1780. E' inoltre nota la data di consacrazione: lunedì 16 febbraio 1660. Officiò la cerimonia il patriarca Giovanni Delfino coadiuvato da Monsignor Manin. La composizione attuale è quella datatabile al 1780.
La configurazione strutturale dell'edificio
L'edificio si presenta con pianta rettangolare (12m di larghezza e 24 di lunghezza) ad una unica navata dove sono presenti quattro nicchie poco profonde occupate da altari laterali. La zona del presbiterio è quadrata e leggermente sopraelevata da tre gradini e si conclude con un'abside semipoligonale. A fianco del presbiterio sorge una piccola sagrestia, sul lato destro invece vi è una sagrestia più ampia tanto da appoggiarsi sia in parte al presbiterio sia in parte alla navata. Vicino all'ingresso est trova posto una celletta che custodisce il fonte battesimale. Originariamente il campanile (in epoca settecentesca) sorgeva ad ovest addossato alla navata, con accesso interno dalla chiesa ed esterno indipendente. Durante la Grande Guerra fu abbattuto il 24 Maggio 1915 da una granata austriaca e ricostruito ipoteticamente nel 1924 in forma più tozza come lo vediamo oggi.
La facciata della chiesa è tripartita verticalmente da tre lesene ioniche e coronata da un frontone triangolare profilato da un cornicione abbastanza massiccio ed aggettante. Uno stemma lapideo, probabilmente dell'Arcivescovo che consacrò la chiesa, è posto al centro del timpano spezzato che conclude il portale. Nella parte bassa delle due campate laterali trovano posto due nicchie e superiormente (in loro corrispondenza) due finestre quadrate bordate da una cornice decorata. Al centro della facciata è collocato un dipinto novecentesco del "Sacrificio di San Lorenzo", incorniciato e sormontato da un timpano simile a quello del portale. Completa la facciata una serie di lapidi funerarie poste a terra all'altezza dei piedistalli delle lesene.
L'aspetto dell'edificio, come quello già descritto del campanile, è cambiato molto rispetto alla sua versione Settecentesca. Innanzitutto le originarie lesene di ordine toscano si prolungavano oltre i capitelli a sostegno del frontone, inoltre una cornice marcapiano scandiva in senso orizzontale la facciata dividendola in un doppio ordine di nicchie archivoltate e tra le cui trovava posto il portale e una finestra con vetri lavorati. In ultimo, al centro del frontone si apriva un occhio polilobato.
Ha subito modifiche anche dopo la Grande Guerra e lo si nota quando sono messe a confronto fotografia pre e post conflitto. La facciata è stata abbassata, forse per il miglioramento delle sue proporzioni, l'ordine delle lesene da toscano è passato a ionico e le piccole finestre superiori sono bordate da cornici barocche di gusto austriaco. I cambiamenti hanno ingentilito e arricchito il prospetto mantenendone comunque le linee precedenti.
L'interno dell'edificio
Lungo il perimetro alla sommità della navata, si snoda la mossa la trabeazione con cornice aggettante sorretta da capitelli ionici che a loro volta insistono su lesene dall'alto piedistallo. Al di sopra della trabeazione si aprono delle finestre rettangolari equidistanti inquadrate in una mezzaluna di muratura da cui si dipartono altrettante vele che vanno a congiungersi al rettangolo centrale del soffitto piano. Quest'ultimo una volta affrescato con la Gloria di S. Lorenzo ad opera di Rigo poi andato distrutto durante il Primo conflitto mondiale. Ad oggi, il soffitto è suddiviso in riquadri geometrici dipinti in azzurro scanditi ed incorniciati da listelli di gesso bianco. Nel vano presbiteriale, in alto, si trovano due finestre a mezzaluna con vele mentre la calotta absidale si presenta tripartita a spicchi.
La gestione degli spazi è di chiaro influsso massariano, non solo per l'impianto mononavato e le cappelle laterali appena accennate, ma anche per la trattazione del soffitto, molto simile a quello della chiesa dei Gesuati a Venezia. Lo stile dell'artista lo si vede anche nella gestione della luce naturale: l'interno ha così una luca diffusa (proveniente dalle finestre a mezzaluna per poi espandersi su tutta la navata), ma non diretta dando così un effetto finale di serenità ed ordine.
Gli altari
L'altare maggiore è dedicato a San Lorenzo, ad esso si accede per mezzo di quattro gradoni di marmo rosso e la predella presenta un motivo geometrico ad intarsio. L'antependio della mensa a cassa è ornato da cinque formelle intarsiate di diversi colori e racchiuse da cornici sinuose mistilinee. Ai lati della mensa le alte zoccolature specchiate concorrono a sorreggere le due coppie di colonne in marmo grigio variegato con capitello corinzio. Il fastigio è composto da un frontone più basso curvilineo archivoltato con una testa di putto che sostiene la mensola su cui poggia un cartiglio. Un secondo frontone, che si erge al di sopra del primo, è coronato da un timpano ad ali spezzate terminanti al centro in volute raccordate tra loro da un festone: entrambi i fastigi sono sottolineati da dentelli a mensola e le membrature sono di marmo bianco. Al centro si trova la pala del pittore triestino Edmondo Passauro del 1929, raffigurante S. Lorenzo condotto al martirio, il tutto è racchiuso da un arco marmoreo a tutto sesto sorretto ai lati da due colonnine corinzie. Pre conflitto mondiale la pala era seicentesca: secondo lo storico locale Silvio Domini l'autore del dipinto è Amatorio Giacinto Vivanzio da Urbino nel 1663.
Un documento rinvenuto presso l'archivio Storico del Comune di Monfalcone è emerso che l'altare attuale è stato consacrato tra il 1661 ed il 1669: un primo altare fu realizzato in occasione della visita pastorale di Giovanni Delfino, ma poi distrutto come definito in un documento del maggio 1669.
Entrando subito a destra si intravede l'altare dedicato a San Giuseppe. Questo si presenta con due gradoni di marmo grigio scuro con predella intarsiata a scacchiera che precede l'altare dalla mensa a parallelepipedo. L'antependio, incorniciato da marmo nero, porta al centro un cartiglio fogliato in bianco con medaglione centrale rosso scuro screziato, mentre ai lati si trovano decorazioni ovali intarsiati in giallo e nero che ricorrono oltre che qui anche nelle zoccolature esterne. L'alzata con due coppie di colonne corinzie, mostra al centro un'apertura ornata da cornice intarsiata nella quale sicuramente erano presenti delle pale trafugate durante la guerra. Attualmente vi è collocata una statua novecentesca di San Giuseppe con il bambino proveniente dalla Val Gardena. La mossa trabeazione al di sopra delle colonne sostiene due ali di timpano spezzate su cui siedono altrettanti angeli in preghiera: al centro la cimasa, raccordata da volute, presenta un drappo giallo trattenuto da due teste di cherubini. Lo stile si presenta di tipo neoclassico databile alla seconda metà del XVIII secolo e tipico di molti altari della zona. Sembra che prima di essere dedicato a San Giuseppe fosse per San Antonio, questa idea nasce da una lettura di un documento del 1593 dove risultavano due altari sulla parete sinistra e solo uno a destra dedicato alla Madonna. La foggia degli altari comunque non rientra nella descrizione del XIV secolo, si pensa quindi siano stati ricostruiti dopo la distruzione del 1915.
Di fronte all'altare di San Giuseppe è posto l'altare dei santi Francesco, Antonio da Padova, Luigi Gonzaga e Giovanni Battista. La mensa è preceduta da due gradini di marmo scuro decorati con riquadri a scacchiera, formata da un parallelepipedo in marmo nero con zoccolo, mensola e cornice centrale modanata in bianco di Carrara. All'interno della cornice si trova un pannello di legno dipinto in bianco e nero recante la testa di un Cherubino. La paratia cela una statua lignea del Cristo nel Sepolcro di probabile fattura settecentesca. La struttura generale, dall'equilibrio composto, con un uso di marmi calibrato suggerisce una datazione ottocentesca.
L'altare dedicato alla Madonna del Cintura è preceduto da due gradoni di marmo aranciato con predella intarsiata a motivi di foglie intrecciate. Il paliotto in marmo scuro marezzato è la culla di una medaglione rosso racchiuso da un cartiglio a volute fitomorfe in bianco di Carrara da cui partono rose e grappoli che sostengono due cherubini seduti. Nel fornice centrale è ospitata una statua lignea della Madonna della Cintola con Bambino seduta su un fastoso trono. Oggi viene chiamato altare dell'Immacolata Concezione, ed è il solo altare la cui intitolazione e la sua collocazione sono rimaste costanti nei secoli.
L'ultimo altare è quello dedicato al Sacro Cuore di Gesù: due gradoni di marmo grigio scuro ad intarsio geometrico sostengono la mensa a cassa. L'antependio in marmo marezzato rosso è racchiuso da una cornica modanata in bianco di Carrara che ai lati forma dei disegni geometrici. Al centro, un cartiglio fogliato include un medaglione di marmo grigio da cui si dipartono motivi a volute vegetali che racchiudono altre due zone di marmo scuro. Nella nicchia centrale ad arco a tutto sesto archivoltato, troviamo una statua lignea novecentesca del Cristo.
Bibliografia
- Sotto Monfalcone. Alla scoperta della città e del territorio tra Timavo e Isonzo, p. 157
- http://www.ipac.regione.fvg.it/aspx/ViewProspIntermedia.aspx?tsk=A&idScheda=1938&idAmb=120&idsttem=2&tp=vMap&idMenu=848 - Architetture: Id Scheda 1938
- L'altare maggiore della parrocchia di Ronchi dei Legionari e l'altarista veneziano Pietro Bagatella, M. De Grassi in "Il Territorio" n. 4-5 1996
- I danni ai monumenti e alle opere d'arte nelle Venezie nella Guerra Mondiale del MCMXV-MCMXVIII, A. Moschetti, Venezia 1932
- Ronchi dei Legionari. Compendio storico, F. Furlani, Ronchi dei Legionari 1962
- L'architettura sacra del Settecento nel Territorio di Monfalcone, L. Pavan e A. Stoppani in "Atti del III Congresso" Associazione Culturale Bisiaca, Ronchi dei Legionari 1992
- Ricordi storici di Ronchi dei Legionari e dintorni, S. Domini, Ronchi dei Legionari 1959