Introduzione
L’origine dell’edificio è legata alla presenza della famiglia Pianese, infatti il conte Giuseppe aveva avanzato al Patriarca di Aquileia, nel 1759, la richiesta di far costruire una chiesa che la famiglia avesse potuto utilizzare come cappella privata: una volta costruita, nel 1762, grazie ad un ambiente di raccordo tra la vicina abitazione e la chiesa, la famiglia poteva accedere direttamente alle funzioni religiose attraverso un passaggio oggi murato.
Non avendo, fortunatamente, subito danni durante la Prima Guerra mondiale, si sono conservati la struttura e l’aspetto originari dell’edificio, in linea ai moduli rinascimentali caratterizzato dal rispetto delle proporzioni e dalla sobrietà delle forme.
All’interno dell’edificio, nella zona dell’abside, è possibile ammirare l’altare maggiore settecentesco in marmo di Carrara, sovrastato da una pala raffigurante la Santissima Trinità opera di autore sconosciuto; sulla parete sinistra, invece, una tela del 1610 circa attribuita al pittore Secante Secanti, membro della nota famiglia di artisti udinesi, raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Silvestro e Lorenzo.
Per approfondire
Nel 1770, come da testamento, i suoi beni, e quindi anche la Cappella, passarono ai conti Mantica di Udine. Mancano gli atti successivi di passaggi di proprietà, fino ad arrivare al 1878, data in cui la proprietà della chiesa è divisa fra le famiglia de Dottori e Blasig di Ronchi. Assunse funzioni di chiesa parrocchiale nel periodo di ricostruzione dopo il primo conflitto mondiale tra il 1919 e il 1922, funzioni in condivisione con la chiesa di San Silvestro. In seguito, l’intera proprietà fu assegnata nel 1900 alla nobile famiglia de Dottori, a cui rimase fino al 1961 e nel 1975 venne donata alla parrocchia di San Lorenzo.
Dal 1975 al 1984 fu sede prima della delegazione e poi della nuova parrocchia di Maria Madre della Chiesa, in attesa della costruzione della nuova chiesa di Via Redipuglia.
Fino al 1991, nella nicchia sopra alla porta d’ingresso, era presente una statua che venne distrutta durante i lavori di riattamento. L’intervento di restauro conservativo, terminato nel 1993, ha riportato l’edificio sacro alla sua matrice tipicamente veneta.
La struttura dell'edificio
La pianta si presenta quadrangolare coperta da una calotta emisfrica impostata su quattro archi: i primi tre si presentano scostati di poco dalle pareti perimetrali mentre quello posto verso l'altare introduce allo spazio del presbiterio. Questo si presenta sopraelevato di due gradini e voltato a crociera e per la sua conformazione pare essere il prolungamento della navata. Sulle pareti laterali del presbiterio si aprono due ordini di finestre e le porte d'ingresso alle sacrestie. Al di sopra di quest'ultime vi sono i matronei: all'esterno la loro sovrapposizione è definita dal doppio ordine di finestre che si aprono lateralmente. Ad oggi solo il matroneo ad ovest è accessibile da un'apertura nel controsoffitto. L'altro pare fosse collegato attraverso un passaggio esterno: probabilmente collegato all'edificio che in passato era adiacente alla chiesetta e di cui ancora oggi si rinviene la traccia.
La facciata è formata da due coppie di paraste toscane, impostate su alti piedistalli specchiati che sostengono un frontone triangolare sottolineato da una cornice modanata e decorato al centro fa un motivo polilobato in rilievo. Il portale è sormontato da un timpano "a cappello di prete", anche se non tipico sul territorio possiamo ritrovarne un esempio al Duomo di Sant'Adalberto a Cormons.
Nella parte alta del prospetto si trova una nicchia che precedentemente al restauro ospitava probabilmente una statua di San Giovanni Nepomuceno, oggi vuota.
All'esterno la cupola emisferica è celata da un tamburo quadrangolare ad angoli smussati. In posizione abbastanza anomala, sulla parte destra del tetto di tegole che sormonta il tamburo si intravete il campaniletto a vela con bifora illegiadrita da volute laterali di matrice longheniana.
La struttura interna è sottolineata dalla ricca trabeazione, con cornice a mensola fortemente aggettante sostenuta da pilastri ionici addossati. Le nervature degli archi (della cupola e della trabezione) sono messe in evidenza dal colore grigio. La cappella è particolare perchè le sue dimensioni sono modulate proporzionalmente: il lato dell'aula quadrata corrisponde anche al diamentro della cupola mentre l'altezza del vano corrisponde al suo doppio.
L'altare maggiore
La cappella presenta un unico altare, addossato al fondo absidale. La mensa, preceduta da due gradoni di marmo aranciato è di forma trapezoidale e porta al centro un elegante cartiglio ornato da racemi ed inquadrato in una cornice mistilinea: lo stesso motivo vegetale lo si può riscontrare sulle volute dei corni laterali. L'alzata è costituita da due coppie di colonne corinzie mentre il timpano ad ali spezzate raccoglie dei cerubini e figure allegoriche per coronarne la struttura. Nell'attico campeggia l'occhio divino racchiuso in una raggiera di metallo mentre alla sommità è collocata una statua della Madonna seduta, il tutto realizzato in marmo bianco di Carrara. La pala nella nicchia centrale raffigura la SS. Trinità sorretta da nuvole sorrette da cherubini, a sinistra Cristo con la Croce, a destra Dio Padre nell'atto della benedizione. Simili per struttura e composizione si possono trovare altari nella chiesa della B.V. Marcelliana o all'altare maggiore della chiesa parrocchiale di San Canzian D'Isonzo.
Bibliografia
- Sotto Monfalcone. Alla scoperta della città e del territorio tra Timavo e Isonzo, p. 156
- http://www.ipac.regione.fvg.it/aspx/ViewProspIntermedia.aspx?tsk=A&idScheda=4035&idAmb=120&idsttem=2&tp=vMap&idMenu=848 - Architetture: Id Scheda 4035
- La settecentesca cappella della SS. Trinità di Ronchi, in "Bisiacaria" A. Perco 1992
- La chiesa della Santissima Trinità a Ronchi dei Legionari, G. Frisolini e L. Pavan in "Sot la Nape" XXXIV n.2 1982