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Quote 85 e 121

Introduzione

Durante il primo anno di guerra i combattimenti nel settore furono molto duri per i tentativi italiani di superare le quote 85 e 121 e avanzare in direzione di Trieste. Partendo dal sentiero “Spangar” che costeggia la stazione di Monfalcone, si sale alla sella tra le quote 85 e 121. Da qui, affiancando le linee difensive italiane, di cui sono visibili i resti, si raggiunge la zona sacra di quota 85 dove è collocato il cippo Toti. Alla quota 121 si arriva attraversando le linee italiane del “Tamburo”.

Descrizione

Le quote 85 e 121 erano gli obiettivi italiani durante l’offensiva partita nel 1915 lungo la dorsale dei monti Cosich e Debeli. Le offensive si susseguirono fino allo sfondamento del fronte italiano sul medio Isonzo, il 24 ottobre 1917, nella dodicesima battaglia dell’Isonzo, meglio nota come Battaglia di Caporetto.
Le quote 85 e 121, tenute dall’avversario austro-ungarico, formavano il saliente della prima linea austro-ungarica, costituita dall’allineamento Debeli-Cosich-alture di Selz-monte Sei Busi. La difesa delle artiglierie pesanti era disposta a ridosso della linea principale. Le quote fornivano un’ampia visuale sul territorio circostante, abbracciando in un solo sguardo le postazioni italiane, la città, e il fronte che dava sul mare, tra le foci del Timavo e le paludi del Lisert.
Monfalcone divenne  la retrovia di un conflitto statico, che si protrasse per quasi un anno senza notevoli avanzamenti da un lato o dall’altro. Ricoveri, ospedali, cimiteri modificarono il tessuto urbano, mentre le alture vennero scavate da camminamenti e trincee su più ordini. 

L'attacco italiano

Il 4 luglio 1916, gli zappatori divisionali della 14a compagnia erano giunti a ridosso della trincea austro-ungarica, occupando parzialmente la quota con un punto avanzato, il cosiddetto punto Barreca.
La vicinanza delle rispettive posizioni in un punto sensibile dell’intero settore di Monfalcone prevedeva continui lanci di bombe a mano e getti infiammati: lo scopo era quello di impedire l’avversario al lavorare a nuovi approcci, unitamente al fuoco di artiglieria atto a distruggere quanto già prodotto.
L’assalto italiano andava condotto su tre obiettivi: la quota 85, la quota 121 e la selletta tra i due rilievi. Tuttavia, vista la vicinanza dei fronti, l’artiglieria italiana era impedita nell’aprire un varco nelle difese austriache. 
Per questo l’occupazione di quota 85 doveva riuscire con un’imboscata, sfruttando le brecce aperte sui due fianchi del Barreca con lanciafiamme, bombe, spezzoni, torpedini Bettica.
Per attaccare l’artiglieria nemica (anche detto, tiro di contro batteria) si indicò l’uso di gas asfissiante.
Contro ciascuno degli obiettivi nemici, l’esercito italiano destinò: quattro compagnie di fanteria su tre ondate, una compagnia del genio zappatori con osservatori di artiglieria, due compagnie di portatori e un numero variabile di plotoni di zappatori reggimentali.
Gli zappatori, figure cruciali dedicate allo scavo dei camminamenti e all’apertura di varchi nelle linee avversarie, vennero dotati di pinze, tubi esplosivi, spezzoni e cariche di gelatina. I portatori, con viveri e munizioni, trasportavano anche il materiale per l’edificazione di nuovi trinceramenti.
Tutti i soldati, a prescindere dal ruolo, indossavano maschere anti-gas: questo, secondo quanto riportato dal Comando della 14a Divisione di fanteria, oltre ad avere una funzione protettiva, doveva incutere timore all’avversario, che temeva un attacco italiano con mezzi asfissianti.

Gli esiti

A determinare l’occupazione delle quote 85 e 121 non furono gli efficaci mezzi offensivi italiani ma la caduta della testa di ponte austro-ungarica di Gorizia: i reparti austro-ungarici furono costretti ad abbandonare progressivamente le prime linee e ripiegare su una nuova prima linea lungo quota 208-quota 144-Pietra Rossa-quota 77-quota 12 del Lisert.
Le postazioni austro-ungariche lasciate sprovviste di difesa, vennero occupate dalla 14a Divisione di fanteria italiana e immediatamente riconvertite in postazioni di partenza per le successive operazioni autunnali.

Bibliografia

Mantini, Marco & Stok, Silvo, I tracciati delle trincee sul fronte dell’Isonzo. Vol. 3/1: Le alture di Monfalcone, Udine: Gaspari, 2009.
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