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Quota 144 Arupacupa

Introduzione

Salendo da Iamiano in cima alla quota 144, dove è collocato il cippo al Genova Cavalleria, si scorgono dappertutto resti di trincee e camminamenti. Dopo la caduta di Gorizia, spostatosi a oriente il fronte, la quota divenne un caposaldo della linea austro-ungarica. Durante il 1916-17 i combattimenti nel settore furono molto aspri e sanguinosi. Scendendo nella valletta tra il monte Debeli e quota 144 si trova un sistema di gallerie e caverne italiane, riutilizzate negli anni ’50. Sul versante della quota 144 tracce di ricoveri, baraccamenti, caverne e i resti di un piccolo cimitero italiano dismesso.

Descrizione storica e percorso

Partendo dal paese di Bonetti, dove si trova un cimitero di guerra italiano ormai dismesso, si risale il versante est del Vallone. Superato un cubo di cemento, si raggiunge l’altopiano di Comeno (Komen); da qui, girando a destra, si arriva all’Abisso Bonetti, una grotta naturale adatta a ricovero militare. Tornando indietro fino al cubo di cemento, è possibile percorrere un tratto della cosiddetta “Strada del generale Barco”, che conduce a Isceri e poi a Berne. Seguendo la vecchia strada postale si ritorna infine a Bonetti.

In quest’area si trovano le alture strategiche del Carso, note oggi come Quota 208 Sud (Varda), Quota 208 Nord (Kucelj) e Quota 235 (Kremenjak). Al termine della Sesta Battaglia dell’Isonzo (4–17 agosto 1916), le truppe italiane, scese dall’Altopiano di Doberdò e oltrepassata la strada del Vallone, raggiunsero l’abitato di Bonetti e si attestavano alle falde dell’altopiano di Comeno. Gli austro-ungarici, per fronteggiare l’avanzata italiana, avevano realizzato una serie di linee trincerate e postazioni progressive di difesa e contrattacco, che partivano dal paese di Nova Vas (Novavilla) e si congiungevano con i capisaldi di Quota 208 Nord, Quota 208 Sud, Quota 235 e Quota 144 (Arupacupa) davanti a Jamiano.

Queste posizioni proteggevano i principali baluardi del fronte carsico: Monte Ermada (Hermada – Quota 323), ultimo ostacolo sulla via di Trieste, e Monte Stol (Quota 628), che dominava la Valle del Vipacco. Le alture, tristemente famose all’epoca, furono tenacemente difese dagli austro-ungarici fino alla primavera del 1917. Dopo la vittoria italiana a Gorizia (agosto 1916), tra settembre e novembre gli italiani lanciarono tre offensive (Settima, Ottava e Nona Battaglia dell’Isonzo), conquistando la Quota 208 Nord e l’abitato di Nova Vas e avanzando di alcuni chilometri sul Carso di Comeno. I progressi sulla Quota 208 Sud, invece, furono più modesti: le truppe italiane riuscirono a stabilirsi solo nei pressi immediati della cima dopo vari sanguinosi tentativi.

Dopo la pausa invernale, la Decima Battaglia dell’Isonzo, iniziata il 23 maggio 1917, vide italiani e austro-ungarici scontrarsi nuovamente sulle pietraie della Quota 208 Sud. Dopo dieci ore di bombardamento, le fanterie italiane conquistarono finalmente le Quote 208 Sud e 235, e i successivi contrattacchi austro-ungarici non riuscirono a recuperare il terreno perduto. Queste alture rimasero in mano italiana fino all’ottobre 1917, quando furono abbandonate in seguito ai fatti di Caporetto.

Oggi, i declivi spesso ricoperti da vegetazione e interrotti da pulpiti rocciosi panoramici conservano un grande patrimonio di vestigia storiche – trincee, postazioni e osservatori – che permettono di ricostruire le vicende delle migliaia di uomini che qui combatterono e morirono. L’area resta un luogo di memoria e di approfondimento storico, testimone della dura lotta sul fronte carsico durante la Prima Guerra Mondiale.

Fonti

D. Marini De Canedolo, Il sentiero militare ABRAMO SCHMID – Tra Carso Triestino e Isontino dalla storia antica alla Grande Guerra aspetti naturali e speleologia, GSF – Gruppo Speleologico Flondar, Duino-Aurisina 2009.
E. Cernigoi, F. Cucinato, G. Volpi, Sui sentieri della Prima Guerra Mondiale alla ricerca della storia, Edizioni della Laguna, Monfalcone, 1999.
E. Cernigoi, I tracciati delle Trincee della Grande Guerra – I. La conquista del Carso di Comeno, Gaspari Editore, Udine, 2006.
A. Scrimali, F. Scrimali, Il Carso della Grande Guerra – Le trincee raccontano – Vol.1, Edizioni Lint, Trieste, 1998.
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