Introduzione
Lungo il percorso che, sottopassata l’autostrada, sale alla sella fra i monti Cosich e Debeli sono visibili tracce di trincee austro-ungariche. Il Debeli era un caposaldo, assieme al Cosich e a quota 121 di Pietrarossa, delle linee austro-ungariche del settore prima della caduta di Gorizia, dopodiché divenne parte delle linee italiane, ancora oggi visibili. Scendendo dalla cima nella valletta tra il Debeli e quota 144, prendendo la carrareccia in direzione del lago di Pietrarossa, si incontrano i resti di un cimitero di guerra italiano dismesso.
Descrizione
La dorsale Cosich-Debeli fu un punto chiave da cui dominare le alture carsiche durante il primo conflitto mondiale. All’inizio della guerra, l’esercito austroungarico la trasformò nella propria linea avanzata: vi scavarono trincee, costruirono camminamenti e piazzarono mitragliatrici per bloccare qualsiasi tentativo offensivo italiano. Durante la VII, VIII e IX battaglia dell’Isonzo (1916), la dorsale fu aspramente contesa. Dopo il 1916 passò nel sistema difensivo italiano: la dorsale fu immediatamente riutilizzata dal Regio Esercito. Le opere austro-ungariche vennero integrate nella nuova linea italiana.
La vegetazione carsica ha progressivamente inglobato trincee, camminamenti e postazioni, lasciando visibili solo i manufatti principali. Una parte del rimboschimento è stata artificiale: nel corso degli anni Venti si utilizzò il pino nero austriaco a tal fine. Il sottobosco – fatto di sommacco, rovi, carpino nero, ginepro e orniello – ha poi riempito ogni spazio libero, penetrando nelle trincee e nei camminamenti e contribuendo al loro progressivo interramento.
Nei pressi della dorsale Debeli-Cosich possiamo trovare uno dei cimiteri di guerra che sorgevano lungo i fronti delle battaglie. Il cimitero in questione, di cui rimangono visibili solo le pietre perimetrali, è un esempio di una consolidata consuetudine funeraria che si consolidò a partire dal 1916. Infatti, per dare sepoltura alle salme venivano consacrati questi piccoli campo santi. Una volta conclusa la guerra, le spoglie dei caduti furono trasferite in cimiteri monumentali, come il Sacrario di Redipuglia.
I sentieri attuali (segnavia 81 e 82) che permettono di esplorare l’area fanno parte del Parco Tematico della Grande Guerra di Monfalcone.
Bibliografia
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Buora, M., & Visintin, A. Il fronte dell’Isonzo. Guida ai campi di battaglia. Gaspari Editore, Udine, 2015.
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Gaspari, P. Le battaglie dell’Isonzo. Gaspari Editore, Udine, 2014.