Introduzione
All’interno della chiesa la pala dell’altare maggiore riporta la data 1574, il che indica la preesistente struttura sulla quale tra il 1686 e il 1701 si è invece edificata la nuova parrocchiale di San Rocco, consacrata poi nel 1746. L’ampliamento della chiesa fu concluso nel 1874, mentre tra il 1985 e il 1993 si concluse il completo restauro. Il campanile, invece, risale a una decina d’anni dopo.
L’edificio presenta una sobria facciata dalle linee classiche, decorata da una porta in rovere e da una nicchia centrale in cui si raccoglie la statua del patrono, opera barocca di autore sconosciuto.
L’interno, a navata unica, è concluso dal presbiterio in cui si ritrova, dal 1811, lo splendido altare maggiore di gusto rococò, realizzato nella prima metà del Settecento dalla bottega degli altaristi udinesi Zuliani. Il soffitto dell’aula, invece, è decorato in tutta la sua lunghezza dal pittore goriziano Matteo Furlanetto con una scena di San Rocco che conforta gli appestati.
Decisamente corposa è la decorazione interna della chiesa, in cui spiccano le pale della Sacra Conversazione (1574) pregevole opera di Giovanni Battista Grassi e la Presentazione di Maria al Tempio (1611) di Steltze; a seguire il raffinato bassorilievo del Martirio di Santa Lucia del Zuliani, detto il Lessano, i quattro altari laterali ognuno dedicato ad un diverso Santo, il pulpito e la cantoria della bottega Zanini
Per approfondire
La chiesa venne ufficialmente consacrata dal patriarca Daniele Delfino nel 1746, l'evento è ricordato da un'iscrizione dorata su tavola lignea nera esposta sopra la porta laterale lungo la navata di sinistra. La costruzione del campanile è successiva e risale al 1754. Altri lavori di ampliamento risultano tra il 1790 ed il 1796 dove fu consolidata l acopertura, ingrandita la sacrestia, costruite le absidi laterali e conferito l'assetto definitivo alla facciata. Durante i conflitti mondiali subì molti danni come le altre chiese de territorio, ma con una piccola differenza: non venne distrutto nè il campanile nè il soffitto. Rimangono quindi gli assetti originali settecenteschi.
Per quanto riguarda i restuauri, San Rocco ne ha subiti vari: il primo nel 1922, nel 1947 dove fu rinforzato il tetto e nel 1985 per un rinforzamento e resturo generale della muratura, copertura e sistemazione dell'affresco. Gli ultimi lavori, iniziati nel 1985 si conclusero nel 1993, dopo una chiusura al pubblico è ora aperta.
La struttura dell'edificio
A differenza di quasi tutte le chiese cristiane, la facciata di San Rocco è rivolta ad est. Questa decisione potrebbe essere dovuta alla decisione della famiglia dei Conti Priuli che coordinò i lavori e finanziò l'opera.
La pianta si presenta come un ambiente mononavato con quattro cappelle lateralli non molto profonde in cui sono collocati gli altari, il presbiterio si presenta quasi quadrato, senza catino absidale e sopraelevato di due gradini. Entrando, accanto all'ingresso, su ambo i lati si aprono due piccole absidi al cui interno si trovano: a destra le scale verso la cantoria e a sinistra il battistero. Il campanile è in stile romanico con torre quadrangolare in pietrame misto e conci di rinforzo agli spigoli, il tutto ha un'altezza di 28 metri. Al di sotto della cella campanaria sono collocate due cornici con orologi, la copertura del tetto è a tegole.
La facciata è scandita da lesene ioniche: quelle centrali si sovrappongono alle due sottostanti che rimangono per gran parte occultate. Il portale, dal timpano ad ali spezzate, porta al centro un vasetto in pietra decorativo. Al di sopra del portale si apre una nicchia incorniciata ed archivoltata in cui si trova la statua di San Rocco con il cane su un piedistallo, sul quale si nota una iscrizione latina: " A Dio Ottimo Massimo/ A San Rocco/ il popolo di Turriaco/ nel 1811/ pose". Nei due spazi laterali vi sono finestre vetrate e centinate che illuminano l'interno.
Alla trabeazione in facciata corrisponde il livello del soffitto interno. Un po' arretrato dal breve tetto, sopra l'aggettante cornice modanata, s'innalza un fastigio coronato da un frontone triangolare, fiancheggiato da raccordi dal profilo concavo e scadito da lesene ridotte in asse con le corrispettive maggiori della parte sottostante.
Nella parte interna, la trabeazione si snoda lungo tutto il perimetro sostenuta da alte paraste con capitello toscano mentre, più in sotto, si aprono quattro lunette, due su ogni lato: in lorocorrispondenza altrettante cappelle ospitano gli altari laterali. L'arco trionfale è tangente alla trabeazione, ma è impostato su semicolonne a fusto quadrangolare con capitello corinzio ribassate rispetto alle paraste della navata. Le semicolonne sorreggono l'architrave dalla cornice sporgente sottolineata da dentelli. Gli stessi ornano anche il presbiterio, all'interno del quale passano luce due lunette poggiate alla cornice. Dalla stessa base si sivluppano quattro pennacchi affrescati con le figure degli Evangelisti che si congiungono al soffitto piano. In generale la struttura dell'edificio ha subito vari influssi che vivono armoniosamente.
L'altare maggiore
E' intitolata a San Rocco, precedono la mensa quattro gradoni di marmo giallo di Verona e sulla predella dell'ultimo è intarsiato lo stemma dei Conti Antonini di Udine. Al centro del paliotto è raffigurata una Santa che subisce il martirio del rogo e allo stesso tempo viene pugnalata al collo da un soldato mentre leggermente più in basso sono presenti due figurine di servi che badano energicamente al fuoco da cui si levano alte nuvole di fumo. A sinistra siede l'imperatore scortato dalle guardie mentre a destra persone addolorate osservano la terribile scena. In fondo si scorge una città. La composizione è racchiusa da una cornice mistilinea ornata in alto da spighe e tralci di vite, tipici simboli dell'Eucarestia. L'altare è fiancheggiato da due portali la cui apertura è sottolineata da una cornice modellata in marmo giallo, sormontata da un elegante coronamento in marmo di Carrara.
La pala, ancora oggi sull'altare, fu dipinta da Giovan Battista Grassi nel 1574. Si tratta di un olio su tela con oggetto una sacra conversazione. In alto una Madonna con Bambino attorniata da cherubini che sorreggono il suo trono, in basso Sant'Elena e San Sebastiano divisi da Santa Lucia e San Rocco da un gruppo di angeli musicanti. Le figure maschili sono raffigurate a corpo intero mentre delle femminili si vedono solo i volti e parte dei busti (sono comunque facilmente riconoscibili grazie agli attributi sepicifici di ognuna). Nel dipinto le figure sono posizionate in modo simmetrico seguendo il sistema piramidale, i personaggi sono tratteggiati con titne morbide ed in chiaroscuro (in particolare San Sebastiano e San Rocco). La pala ha subito vari restauri e "rinfreschi" nel corso dei secoli; un lavoro importante si è svolto nel 1810, quando si dovette porre la pala al centro del nuovo altare maggiore , questa risultava piccola ed inadeguata alla monumentalità dell'altare. Si incaricò quindi Matteo Furlanetto, pittore di origine veneziana, per l'adattamento. Egli decise di aggiungere le vesti delle due Sante ed i gradini della tribuna su cui poggia tutta la rappresentazione. Le modifiche emergono dal confronto con la scheda di Catalogazione del 1796. Questi elemente sono stati definitivamente eliminati nell'arco dell'ultimo restauro, avvenuto tra il 1985 e il 1993.
Gli altari laterali
All'entrata, posti ai lati, sono collocati due altari gemelli intitolati rispettivamente a Sant'Eurosia (a destra) e ai Santi Giovanni Battista Giorgio e Martino (a sinistra). Hanno dimensioni uguali e sono posti su due gradoni di mandorlato carsico con predella intarsiata a volute. La mensa è a cassa con l'antependio in rosso di Verona inquadrato da cornici di pietra bianca d'Aurisina che formano al centro un medaglione quadrilobato nel quale è inserita una croce stilizzata.
L'impostazione degli altari si rifà agli stilemi del Settecento anche se stilizzati, semplificati, tolti tutti gli ornamenti e la varietà nell'utilizzo dei marmi. Il risultato è sobrio e misurato, quasi neoclassico, ma alquanto freddo e rigido.
Alla destra del presbiterio è posto l'altare di Sant'Antonio, documentato per la prima volta nel 1669 nella relazione della visita pastoriale di Giovanni Delfino. La costruzione è compresa tra il 1660 ed il 1668. L'altare è posto su due gradoni di marmo nero screziato su cui poggia lo zoccolo rosato che sorregge la mensa a cassa. Cornici lineari in marmo bianco disegano le specchiature del dossale, creando al centro un spazio trapezoidale dal fondo rosso francese con medaglione nero bombato racchiuso da un cartiglio a volute e riccioli. Ai lati, gli spazi rettangolari alti e stretti sono ornati da teste di cherubini e grappoli di fiori e frutta su base gialla. Nella nicchia centrale, incorniciata da tarsie marmoree, è collocata la stauta lignea di Sant'Antonio con il Bambino.
Lungo la navata, sul lato opposto si trova l'Altare dell'Immacolata Concezione. La mensa a cassa poggia su due gradini in rosso di Verona con spigoli smussati e predella decorata ad intarsio geometrico. Il paliotto, profilato in nero, presenta il fondale in grigio screziato. Nella parte centrale, una cornice bianca a volute e racemi sorregge festoni di rose e racchiude il medaglione in rosso francese, coronato da una testa di cherubino. Nel mezzo spicca la figura della Madonna con Bambino, seduta su nuvole.
Bibliografia
- Sotto Monfalcone. Alla scoperta della città e del territorio tra Timavo e Isonzo, p. 153
- http://www.ipac.regione.fvg.it/aspx/ViewProspIntermedia.aspx?tsk=A&idScheda=2035&idAmb=120&idsttem=2&tp=vMap&idMenu=848 - Architetture: Id Scheda 2035
- I danni ai monumenti e alle opere d'arte delle Venezie nella Guerra Mondiale, Moschetti A. 1932
- Storia di Turriaco, Furioso M. 1970
- La terra ed il tempo. Monfalcone e il suo territorio, in "Studi Goriziani", LIII - LIV Crusvar L. 1981
- Per uno studio dell'altaristica del Basso Isontino, in "arte in Friuli-Arte a Trieste" n.2, Crusvar L e Strukelj V 1976