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Chiesa di Santo Spirito - San Canzian d'Isonzo

Introduzione

La piccola chiesa rappresenta un’interessante testimonianza di età medievale a San Canzian.
Edificio semplice, il cui aspetto attuale è frutto di rimaneggiamenti di una struttura più antica, databile al XII-XIII secolo, o forse a epoca ancora precedente (IX-X secolo).
Gli scavi archeologici condotti all’interno della chiesa hanno portato alla luce diversi resti, individuando, in corrispondenza delle diverse fasi succedutasi, una serie di livelli di pavimentazione e strati di affreschi; secondo lo studioso di antichità Pietro Kandler, l’affresco a decorazione dell’interno della chiesa poteva rappresentare la figura si San Giovanni battezzatore.
Osservando la tipologia di costruzione e il foro al centro del pavimento si è pensato che l’utilizzo dell’edificio fosse riconducibile a quello di antico battistero del paese, nel periodo in cui San Canzian era parte del Patriarcato di Aquileia.

 

Per approfondire

Anche per chi da anni vive a S. Canzian d’Isonzo la chiesetta di S. Spirito è sempre motivo di curiosità e di ricordi. E' da tanti anni che questo
edificio attende un restauro e permane chiuso al pubblico, i più anziani ricordano ancora la vecchia chiesetta in qualità di luogo di ricovero per i militari e riparo per una famiglia al tempo del secondo
Conflitto Mondiale, quando i genitori dormivano in delle brande nel piccolo spazio
vicino la porta e i due bambini uno sopra e uno sotto l’altare.

E’ un edificio atipico, solo e isolato. Stretto tra due strade, quasi a spuntare nel mezzo di un contesto urbano che certamente non lo valorizza. 

Nei primissimi anni sessanta il prof. Mirabella Roberti con il suo assistente, il dott. Sergio Tavano, alcune laureate e con dodici studenti del corso di
Archeologia Cristiana dell’Università di Trieste, iniziò alcuni scavi archeologici nel territorio di San Canziano, scavi che portarono a quegli importanti rinvenimenti che cambiarono la prospettiva storica dell’intera zona.
Si decise di intervenire anche all’interno e parzialmente all’esterno della chiesetta di Santo Spirito, effettuando una serie di sondaggi in previsione di una vera e propria campagna di scavo che non arrivò mai.

L’equipe intervenne all’interno della chiesa praticando due saggi di scavo al di sotto delle due finestrelle laterali mettendo alla luce la stratigrafia della pavimentazione, e un saggio all’esterno dell’edificio a nord-ovest dove era più probabile potesse collocarsi una chiesa servita dal vano battisteriale.
Dagli archivi così parla dei ritrovamenti il prof. Mario Mirabella Roberti:
“Un’altra indagine è stata condotta nell’interno e nell’esterno della chiesetta rotonda di Santo Spirito. L’edificio, anche per il titolo che reca, mostra di essere stato costruito come battistero in età ancora imprecisata.
Poiché il comune di San Canzian d’Isonzo intende costruire una strada a ovest di questo edificio, si voleva sondare il terreno dove poteva sorgere una chiesa, cioè a nord-ovest. Raggiunta la profondità di m. 1.95, si è incontrato il livello dell’acqua ma nessuna traccia di edifici.
All’interno della stessa chiesa si è proceduto all’esame delle varie successioni di pavimenti. Tolto in parte il pavimento moderno in cemento, si sono incontrati due successivi pavimenti, di cui il primo in semplice cemento e l’inferiore in mattonelle.
Anche qui si è raggiunto il livello dell’acqua, mettendo in luce, accanto ad un solido basamento, a sud, una lastra di pietra molto consunta, che ha fatto pensare ad uno dei lati di una vasca battesimale per immersione.
E’ stato rispettato al centro il quadrato di mattoni, più volte rialzato, fino al livello moderno, forse in ricordo della vasca battesimale.
Durante lo scavo, inoltre, sono emersi fra l’altro molti frammenti di intonaco dipinto, per lo più giallastro, evidentemente strappati dalle pareti man mano che il pavimento veniva sopraelevato: frammenti di pitture con gli stessi colori sono sparsi nell’intonaco superstite a sud”.

Poco dopo il termine della campagna di scavi uscì un articolo del prof. Tavano in cui si cercava di dare una più completa collocazione storica all’edificio.
Alcuni dati forniti dallo studioso risultano interessanti per determinare lo stato della rotonda. Di fronte alla porta il pavimento risultava rialzato in modo da costituire una predella d’altare, altare che esisteva almeno fino all’Ottocento ed era composto da una lapide sepolcrale romana sorretta da un piastrino quadrato.
Vennero eseguiti alcuni saggi nell’intonaco sopra l’altare per confermare o smentire i dati che provenivano dalla tradizione e che volevano l’interno dipinto ad affresco con la figura di S. Giovanni Battezzatore, figura poi cancellata con una mano di calce.
Vennero individuati due distinti strati di affreschi sotto le più recenti mani d’intonaco: lo strato superiore dove si riusciva a scorgere un grande busto frontale, con i colori predominanti violetto e verde e un disegno più antico, invece, coperto da un sottile strato di malta, con figure più piccole e sui toni dominanti dell’ocra. Quest’ultimo lo studioso lo fa risalire forse al XII - XIII secolo.

Per la struttura dell’edificio, Tavano propose una datazione post IX-X secolo, in base a dei confronti tipologici con edifici locali medievali e altomedievali.
Molto probabilmente i ritrovamenti in questa zona del paese vennero presto dimenticati dalle scoperte sensazionali effettuate nella zona della basilica e della chiesetta di San Proto e l’edificio di Santo Spirito venne lasciato al suo destino.

Dallo stato attuale dell’edificio è difficile ipotizzare con certezza datazione e cronologia delle varie fasi del suo utilizzo, certo è che si possono fare delle riflessioni interessanti dal punto di vista funzionale.

L’edificio si presenta a pianta circolare, profondamente incassato nel manto stradale, culminante con una cornice modanata che sorregge la gronda del tetto spiovente in coppi. All’interno ritroviamo un ambiente circolare che culmina in una cupola. Internamente il diametro sull’asse che passa dalla porta d’ingresso misura pressappoco 4 metri e lo spessore dei muri, a livello della pavimentazione più recente, risulta essere di 1 metro, spessore che si assottiglia man mano che si sale verso la cupola.

L’altezza di imposta della cupola è a 2.50 metri dalla soglia dell’ingresso e il punto più alto della cupola si trova a circa 4.25 metri dalla pavimentazione più recente.
La tessitura muraria è composta da laterizi e pietra mista posti in opera in modo disordinato e presenta tre aperture visibili, la porta d’ingresso e due finestrelle laterali.
Il vano della porta è rifinito da una cornice in pietra calcarea bianca modanata, mentre le aperture delle finestre sono semplici rettangoli nella muratura. Tutte le aperture presentano una notevole strombatura verso l’interno.

Una tessitura muraria così disordinata rende chiaro l'utilizzo di materiale di
recupero presente in situ o reperibile nelle immediate vicinanze. Non molti anni fa l’esterno è stato ripassato con cemento grigio che uniforma
la tessitura muraria e non permette una lettura più precisa delle unità stratigrafiche
murarie, mentre l’interno presenta vari strati d’intonaco di diversi colori e lascia
intravvedere la tessitura muraria solo al di sotto del più recente piano di calpestio.

Su specifica richiesta del parroco Mons. Mauro Belletti, sono state fatte delle
indagini sull’intera superficie intonacata per evidenziare ulteriori tracce di affreschi
sottostanti e poi ricoperti. La ricerca, comunque parziale, ha permesso di escludere
la presenza di grosse superfici affrescate all’infuori della parete orientale, ma ha
messo in luce alcuni tratti di un disegno sulla cupola.

Proprio sotto il gancio che doveva reggere la lampada al centro della cupola sono stati messi in evidenza un occhio e una bocca appartenenti ad un volto di notevoli dimensioni se rapportato alle misure della rotonda.
Questi sono soltanto dei segni tracciati con un colore scuro e sembrano essere uno schizzo preparatorio alla raffigurazione vera e propria.
La presenza di un volto sulla cupola della chiesetta potrebbe lasciare spazio alle più diverse ipotesi sulla genesi e sul soggetto del dipinto, ipotesi che però troveranno sicura risposta solo dopo un accurato intervento di restauro delle malte e degli intonaci.

Il rilievo compiuto nel corso dell’estate 2004 ha permesso di riportare su computer una trasposizione fedele della pianta e degli alzati della chiesetta ed ha permesso di fare delle considerazioni importanti.
Dalla semplice analisi della pianta dell’edificio possono essere evidenziati alcuni aspetti interessanti.
Notevole è lo spessore delle murature rispetto allo spazio interno e l’asse che passa tra le due finestre, asse che dovrebbe essere più o meno perpendicolare a quello passante tra la porta e l’altare, mostra un’apertura d’ingresso troppo ruotata verso sud. Se si misura la distanza tra gli stipiti interni della porta e le finestrelle laterali scopriamo che la distanza in linea retta tra la porta e la finestra posta a nord è di circa 2.30 metri, mentre tra la porta e la finestra posta a sud è di soli 1.76 metri.
La disposizione delle due aperture laterali, invece, trova una corrispondenza nell’allineamento della zona dove doveva collocarsi l’altare.
Altro dato da sottolineare è che la costruzione in laterizio che dovrebbe testimoniare l’antica collocazione della vasca battesimale ad immersione è spostata sproporzionatamente dal centro dell’edificio, dove sarebbe stato logico il suo posizionamento, e risulta praticamente addossata alla zona dell’altare.

Lo studio e il rilievo dell’edificio ha previsto anche una completa trasposizione in pianta delle rimanenze pavimentali e in alzato delle varie quote pertinenti ai vari livelli d’uso.
Partendo dalla porta e proseguendo verso la parete opposta s’incontrano vari piani di utilizzo, testimonianza di successivi riempimenti all’interno della chiesetta.
Appena entrati si vede il sottile strato riferibile all’ultima pavimentazione, quella più recente, composta sostanzialmente da un cemento fine di colore grigio.
Pochi centimetri al di sotto troviamo un secondo pavimento in un cemento più grossolano, quindi di poco precedente.
Sotto questo secondo pavimento spesso un paio di centimetri, troviamo una serie di strati diversi dove si alterna la posa in opera di ghiaia di diversa grana e ciottoli e scaglie di pietra miste a terra.

Al di sotto di questo intervento troviamo una terza pavimentazione questa volta composta da laterizi di dimensione standard - 13x27 - posti in opera senza legante seguendo un motivo a spina di pesce non troppo ordinato. All’interno della tessitura pavimentale, infatti, si nota anche l’utilizzo di porzioni di mattoni. Questo lascia supporre che si tratti di laterizi di recupero ed in più l’assenza di malta presuppone la posa in opera poco accurata di una pavimentazione non troppo ricercata.
Questo terzo pavimento in laterizio poggia su un uniforme strato argilloso che arriva fino al piano più profondo oggi visibile.
La lettura dello strato più profondo risulta oggi compromessa dalla presenza di calcinacci e terra smossa, materiale che non permette di evidenziare una pavimentazione più antica.
Qui ci si trova a circa m. 1.30 più in basso rispetto la soglia d’ingresso e già si nota la presenza di terra molto umida, segno che il livello dell’acqua raggiunto nei saggi del prof. Mirabella Roberti non deve essere lontano.
Al medesimo livello più basso si nota la presenza di una pietra grigia su cui poggia il parallelepipedo di laterizi alto una novantina di centimetri che permetteva quest’ipotetico collegamento visivo con la memoria dell’antica vasca battesimale. Questa è la situazione stratigrafica valida per i tre quarti circa della superficie interna della rotonda.
La situazione cambia radicalmente quando si prende in considerazione la zona orientale dove doveva essere posto l’altare. Qui la successione stratigrafica precedente non trova alcun riscontro.
In pianta notiamo la suddivisione dell’area in tre porzioni distinte: la parte centrale dove era collocato l’altare, e le due parti laterali.
Le zone laterali presentano dal punto più basso evidenziato dagli scavi per una sessantina circa di centimetri in altezza un blocco composto da una tessitura disordinata di pietre di diverse dimensioni poste in opera mediante l’utilizzo di malta. Nella parte posta verso sud-est si può notare il reimpiego di un grosso frammento che sembra provenire da una colonna in marmo rosato. Al di sopra di questo livello alcuni strati di malta e pochi laterizi a ricordo di una pavimentazione in cotto più o meno allo stesso livello della ghiaia al di sotto il secondo pavimento in cemento.
La parte centrale presenta a circa 90 centimetri più in basso rispetto la quota della soglia, una grossa lastra di pietra dello spessore di una quindicina di centimetri su cui poggiano successive file di laterizi e pietre legati tra di loro con malta.
Questa costruzione, la grossa lastra in pietra e i laterizi, è ciò che rimane visi-

Questo è quanto emerge da un esame superficiale di quanto rimane
all’interno della chiesetta di Santo Spirito. I dati raccolti sono sicuramente parziali
e necessitano di un approfondimento che può venire solo da una sistematica
campagna di recupero preceduta da opportune sessioni si scavo archeologico, ma
permettono comunque di porre dei precisi punti di domanda.

Alcune considerazioni vanno fatte sulle dimensioni dell’edificio:
E’ un’aula circolare molto piccola per contenere una vasca battesimale ad immersione
e permettere con comodità l’officio del rito battesimale. La liturgia del battesimo in area aquileiese aveva ricevuto nuova vitalità nel IX
secolo e poi ancora nell’XI, secoli di grande fervore costruttivo grazie ai finanziamenti
che arrivavano dalla corte imperiale, impegnata in una completa renovatio
culturale anche in ambito liturgico.

E’ questo il momento in cui di solito gli antichi edifici battisteriali diventano a loro volta piccole chiese, come ad esempio succede a Grado con il battistero della cattedrale, poi divenuto chiesa di S. Giovanni Battista.
Per l’edificio di San Canzian è stata proposta una datazione post XI secolo che però non convince del tutto. Infatti non si spiega come nel caso di una nuova edificazione si sia scelto di costruire un edificio così piccolo che dovesse contenere una vasca ad immersione in un’area dove non sono stati ancora evidenziati edifici già esistenti che ne abbiano in un qualche modo costretto la collocazione e le dimensioni.
I confronti che vengono portati quale metro di riferimento per la rotonda di Santo Spirito, inoltre, convergono solo per la forma circolare della pianta ma non per le caratteristiche stilistiche. Tutti i battisteri circolari presenti nell’area aquileiese sia altomedievali sia romanici presentano dimensioni molto più grandi e una diversa volontà costruttiva (minor spessore dei muri, diversa organizzazione degli spazi sia interni che esterni, presenza in alcuni casi di un vano d’ingresso, di decorazioni interne ecc.).
E' da escludere una nuova edificazione in funzione di battistero, proprio per questa sua posizione così isolata e per le dimensioni ridotte del vano interno.

Un’ipotesi che può essere valutata è un riutilizzo dall’epoca tardoantica di un edificio preesistente che si è deciso di riconvertire quale edificio di culto.
Non si deve dimenticare che durante i primi secoli del cristianesimo, le comunità di fedeli scelsero di riutilizzare edifici pagani riconvertendoli al nuovo culto e adattando la simbologia pagana ai nuovi valori cristiani.
L’edificio dedicato al battesimo, luogo estremamente importante soprattutto per i primi cristiani, luogo dove si rinnegava la vita precedente e si rinasceva nella nuova comunità, risultava perciò permeato dai quei valori simbolici che trovavano immediata espressione nei riti che vi si svolgevano.
I cristiani per le loro costruzioni religiose non fecero altro che riadattare ai loro culti delle tipologie edilizie già comunemente diffuse nel mondo romano. Ad esempio, gli edifici termali o i mausolei, edifici a pianta centrale circolari, esagonali, ottagonali.

Nel caso della Chiesa di Santo Spirito, l’edificio risulta essere collegato all’acqua, nella zona a nord infatti era presente fino a pochi anni fa un canale di grandi dimensioni percorribile con delle piccole imbarcazioni, e tutta l’area risulta essere zona di risorgiva testimoniata dal ritrovamento dell’acqua a soli 1.95 metri al di sotto del livello stradale.
Inoltre era un edificio di forma circolare, forma ricca di simbologie per il nuovo cristiano perché questa forma rappresentava la perfezione dell’eternità in continuo movimento.

Evidentemente l’interno dell’edificio venne più volte rimaneggiato e venne trasformato in una piccola chiesa dedicata al Santo Spirito, dedicazione presente nella documentazione manoscritta almeno dalla metà del ‘500, con pochi arredi liturgici e quella veletta con la campana sul tetto proprio sopra la porta d’ingresso oggi non più visibile.
 

Bibliografia

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