TORNA AL SITO DEL CONSORZIO

Introduzione

La villa venne fatta costruire nel corso del Seicento dai Priuli, famiglia di origine ungherese stabilitasi in Friuli già dal Cinquecento, che acquistarono parte dei beni comunali che la Repubblica di Venezia vendeva in un momento di forte crisi economica. I Priuli si fecero notare in molti campi, dalla politica (la famiglia conta tre dogi) agli affari, alla scienza e in campo militare. Oltre a “El Palaz” la famiglia contribuì, tra il 1740 e il 1746, alla costruzione della chiesa di San Rocco. La villa era abitata dal gastaldo di fiducia della famiglia Priuli la quale passava a Turriaco solo alcuni mesi d’estate, mentre nella restante parte dell’anno abitava a Venezia nei palazzi che ancor oggi portano il loro nome. In un periodo successivo, tra il 1711 e il 1732, al corpo originario è stata addossata una parte aggiuntiva, cosicchè la simmetria è venuta meno, anche se si è conservato l'equilibrio del fronte.

Per approfondire

Il complesso si affaccia sulla piccola piazza di Turriaco di fronte alla chiesa, quasi a porre in diretto rapporto il potere temporale e quello religioso. La villa venne fatta costruire nel corso del Seicento dai Priuli, famiglia di origine ungherese stabilitasi in Friuli già dal Cinquecento, che acquistarono parte dei beni comunali che la Repubblica di Venezia vendeva in un momento di forte crisi economica. I Priuli si fecero notare in molti campi: politica, affari, scienza e campo militare. Oltre al "El palaz", la famiglia contribuì, tra il 1740 ed il 1746, alla costruzione della chiesa di San Rocco. La villa era abitata dal gastaldo di fiducia della famiglia, la quale passava a Turriaco solo i mesi estivi, mentre nel restante arco dell’anno abitava a Venezia. Il complesso crebbe notevolmente ed all’inizio dell’Ottocento era il centro di una proprietà di 850 ettari. Il ramo della famiglia legato al territorio si estinse con la morte della contessa Matilde a metà del XIX secolo. L’edificio passò quindi in mano alla famiglia Folco. I Folco fondarono la Cassa rurale ed artigiana, il Consorzio per l’irrigazione dell’agro monfalconese e una Società per la produzione di energia elettrica. Nel 1927 passa poi di proprietà alla famiglia Fonda.

L’impianto planimetrico è caratterizzato da due corti contigue, di dimensioni diverse, chiuse all’interno di un perimetro non continuo costituito dagli edifici. Il follatoio, al centro, separa la funzione residenziale da quella agricola. Gli spazi più ampi di pertinenza della villa sono il parco, con alberature di pregio e aiuole decorative, e il “curtivon” sul quale si affacciano i rustici. Originariamente, la facciata del corpo padronale, rivolta verso la piazza, era simmetrica rispetto all’asse centrale dove si apre ancora oggi il portone d’ingresso, con arco a tutto sesto con cornice bugnata, sormontato da due porte finestre che accedono su due balconi con balaustra in ferro battuto. Il balcone del piano nobile si presenta più largo e vi si affacciano tre aperture, mentre su quello del secondo vi è solo la porta finestra. Superiormente, l’abbaino timpanato, aperto in una monofora, è raccordato al tetto con delle volute ed affiancato da due camini in stile veneto disposti anch’essi simmetricamente. Ogni piano presenta sette finestre incorniciate il cui ritmo si intensificava nella parte centrale. In un periodo successivo, al corpo originale è stata aggiunta una parte aggiuntiva, la simmetria è quindi venuta meno, ma si è conservato l’equilibrio del fronte. A fianco della facciata principale si trova il portone in ferro battuto decorato, retto da due pilastri realizzati in conci di pietra e raccordati ai muri vicini con delle volute, attraverso il quale è possibile accedere al parco. Perimetralmente alla piazza una volta sorgeva una cappella gentilizia poi inglobata all’interno dell’edificio (recente costruzione).

All’interno la villa è sobria, priva di importanti decorazioni. Ancora oggi si possono osservare le dipinture sulle travi, le colonne che separano i saloni dai vani scali e i semplici pavimenti in battuto alla veneziana.
Un altro elemento caratterizzante il complesso è il lungo edificio che delimita per oltre centocinquanta metri il fronte sud e risvolte sul lato est, ritmato da un rigido impianto distributivo e dal quale si erge la colombaia avente anche funzione difensiva.
 

Bibliografia

  • Sotto Monfalcone. Alla scoperta della città e del territorio tra Timavo e Isonzo, p. 152
  • Le ville nel territorio, p. 33-37
  • Ville Venete: la Regione Friuli Venezia Giulia – Istituto regionale per le ville venete, Marsilio 2005
edit

risorsa