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Introduzione

L’insediamento preistorico-protostorico e tardoromano di Castellazzo è localizzato sul versante sud-orientale dell’omonimo colle, che si affaccia da un’altezza di 158 metri s.l.m. sul vicino lago di Doberdò. L’importanza strategica del sito nell’antichità non derivava solo dalla vicinanza a questa fondamentale risorsa idrica, ma anche dal controllo del Vallone di Doberdò, un profondo solco che attraversa la dorsale del Carso goriziano in senso NNE-SSO, costituendo una via di collegamento naturale.

Nonostante la documentazione degli scavi sia lacunosa e le ricerche non siano ancora estensive, sul colle è stata individuata la struttura di un castelliere protostorico, successivamente rioccupato nel tardo periodo imperiale romano, forse in connessione con la presenza di un castrum e con il controllo del territorio e dei collegamenti stradali gravitanti intorno alla via Aquileia-Tergeste.

Occupazioni e fasi cronologiche

A partire dalla fine dell’età del Rame – inizi del Bronzo antico, il colle conobbe una prima presenza umana, inizialmente sporadica, poi organizzata in un insediamento fortificato su altura, favorita dalla morfologia del luogo e dalla vicinanza al lago di Doberdò. Il momento di massimo sviluppo dell’insediamento si colloca tra la fine del Bronzo antico e il Bronzo medio-recente, come testimoniano i materiali ceramici e gli strumenti litici, molti dei quali riconducibili alla cultura del vaso campaniforme. La continuità di vita del castelliere nel periodo del Bronzo medio-recente è documentata soprattutto da reperti ceramici, mentre sono scarse le testimonianze tra il Bronzo finale e il primo Ferro.

Durante l’età storica, intorno al IV-V secolo d.C., il colle venne nuovamente occupato per motivi probabilmente difensivi e militari, in una fase forse legata a un castrum o a un presidio della variante della via Gemina. Questa rioccupazione si concluse verso la metà del V secolo, dopo l’invasione di Attila, lasciando tracce di uso sporadico successivo, forse per approvvigionamento idrico. Tra i reperti della fase storica si trovano materiali ceramici, vitrei e metallici, anche di importazione, e un gruzzolo di 895 monete, probabilmente ripostigli interrati nel V secolo a fronte della minaccia attile.

Ricerche archeologiche

A cavallo tra XIX e XX secolo, Carlo de’ Marchesetti studiò i castellieri del Carso goriziano e triestino, identificando sul colle i resti di un vallo parzialmente obliterato da strutture successive e confermando la natura protostorica dell’insediamento. Negli anni ’60-’70, Ugo Furlani condusse indagini per i Musei Provinciali di Gorizia, ipotizzando un duplice vallo: quello esterno costituito da grosse pietre murate a secco sul versante orientale del colle fino alla sommità. I reperti raccolti comprendevano industrie litiche e ceramiche del Bronzo antico e medio, documentando una lunga frequentazione del sito.

Nel 1989 fu condotta una campagna di scavo stratigrafico limitata, che confermò l’esistenza di una poderosa muraglia in blocchi di pietra calcarea non cementati a delimitare la sommità del rilievo. La struttura mostra tre fasi costruttive: una fase protostorica, con muraglia a secco spessa 2,7 m e alta 2,5 m, e due interventi successivi (romani o post-romani) che hanno aumentato lo spessore del vallo fino a 3,5-3,7 m. Le indagini hanno anche confermato la presenza di gradoni terrazzati antropici nell’area sommitale, con materiali riferibili all’età romana.

Descrizione sito e visita

Il Castellazzo si trova su un’altura dominante il lago di Doberdò e fa parte di un sistema di insediamenti strategici per il controllo del Vallone di Doberdò, collegato visivamente con i castellieri di Brestovec, Vertace e Flondar. La muraglia, lunga complessivamente circa 460 metri, è assente sul versante sud-occidentale, naturalmente difeso dalle ripide pareti del colle. All’interno del pianoro si trovavano edifici abitativi e postazioni di difesa; oggi sono visibili alcune postazioni della Prima Guerra Mondiale.

La visita inizia dal parcheggio del Centro Visite e Museo “Gradina”, a circa 2 km da Doberdò del Lago. Da qui un sentiero largo conduce all’ingresso del castelliere, largo circa 3 metri. A circa 300 m dal cippo confinario è possibile una breve deviazione per osservare una caverna che ospitava artiglieri austro-ungarici, con due iscrizioni in lingua tedesca riferite al reggimento di artiglieria n. 17 e al plotone perforatori del capitano Beran (Gesteinbohrzug).

Percorrendo il lato esterno della muraglia, si arriva a Casa Cadorna, edificio della Prima Guerra Mondiale, dove si può visitare una galleria con osservatorio panoramico sul lago, sul monte Ermada e sulla riserva naturale dei laghi di Doberdò e Pietrarossa. Il ritorno al Centro Visite avviene tramite sentiero segnato.

Fonti

Impiombato, Gabriele Domenico, Il Castellazzo di Doberdò del Lago, in Praesidia Alpium. Muri e castelli per la difesa dell’Italia, Università di Padova, 2008, pp. 43–60.
IPAC Regione Friuli Venezia Giulia, Castellazzo di Doberdò.
Patrimonio culturale FVG, Castellazzo.
Cerasoli, Giorgio, “Castellazzo di Doberdò”, in Bollettino della Società Friulana di Archeologia, anno XIII, n. 3, 2009.
SIMFVG, Castellazzo di Doberdò.
Sotto Monfalcone. Alla scoperta della città e del territorio tra Timavo e Isonzo, pp. 44–45.
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