Introduzione
Dobbiamo pensare alle trincee contrapposte non come ad un luogo site-specific bensì ad un modus operandi della guerra combattuta sul Carso a partire dal 1915: da un lato la linea difensiva, austriaca, dall'altro quella italiana, che lanciava offensive alla prima. Ne risulta uno scenario complesso, apparentemente statico, ma atroce nel numero di vite che caddero sul campo.
Morfologia
Immaginiamoci il Carso del tempo come una zona prevalentemente brulla, di costituzione rocciosa, intervallata da innumerevoli doline, dette anche "buche carsiche". Le fonti d'acqua dolce sono assenti, così come il terreno calcareo è difficile da scavare. Nonostante ciò, le trincee austriache si organizzarono come una rete, composta da linee frontali di difesa e linee trasversali di movimento, collocando così più ordini di trincee.
Le trincee austriache presentano uno scavo roccioso profondo almeno un metro e mezzo: il materiale ricavato veniva poi impiegato come muretti a secco di difesa, assieme a sacchi di sabbia come feritoie. L'altezza poteva raggiungere i due metri e mezzo e circa un metro e venti di larghezza.
Le truppe italiane all'attacco nel 1915 si trovarono a dover fronteggiare questo articolato sistema difensivo. A differenza della rete austriaca, il sistema di trincee italiano era molto precario, spesso appoggiato a costruzioni in muratura già esistenti e con materiale di risulta.
Leggiamo cosa scrive Motzo in Gli intrepidi sardi della brigata Sassari: "Le nostre trincee erano state costruite affrettatamente sotto il fuoco avversario, sfruttando i muretti a secco, divisioni della proprietà sul Carso. Erano basse, di nessuna consistenza e munite di qualche filo reticolato".
Solo dopo la conquista delle postazioni austriache, come quella delle Frasche e dei Razzi, la linea italiana poté rinforzarsi recuperando il lavoro svolto dalla controparte austriaca. In particolare gli italiani impiegarono la malta cementizia: è questo l'elemento principale che possiamo individuare per distinguere sulla stessa parte di trincea fasi temporalmente distinte della guerra.
L'elemento italiano per costruire le proprie offensive era costituito dai "budelli": una tattica rinascimentale che consisteva in camminamenti bassi e precari che si inoltravano nella terra compresa tra le trincee contrapposte.
Le trincee austriache presentano uno scavo roccioso profondo almeno un metro e mezzo: il materiale ricavato veniva poi impiegato come muretti a secco di difesa, assieme a sacchi di sabbia come feritoie. L'altezza poteva raggiungere i due metri e mezzo e circa un metro e venti di larghezza.
Le truppe italiane all'attacco nel 1915 si trovarono a dover fronteggiare questo articolato sistema difensivo. A differenza della rete austriaca, il sistema di trincee italiano era molto precario, spesso appoggiato a costruzioni in muratura già esistenti e con materiale di risulta.
Leggiamo cosa scrive Motzo in Gli intrepidi sardi della brigata Sassari: "Le nostre trincee erano state costruite affrettatamente sotto il fuoco avversario, sfruttando i muretti a secco, divisioni della proprietà sul Carso. Erano basse, di nessuna consistenza e munite di qualche filo reticolato".
Solo dopo la conquista delle postazioni austriache, come quella delle Frasche e dei Razzi, la linea italiana poté rinforzarsi recuperando il lavoro svolto dalla controparte austriaca. In particolare gli italiani impiegarono la malta cementizia: è questo l'elemento principale che possiamo individuare per distinguere sulla stessa parte di trincea fasi temporalmente distinte della guerra.
L'elemento italiano per costruire le proprie offensive era costituito dai "budelli": una tattica rinascimentale che consisteva in camminamenti bassi e precari che si inoltravano nella terra compresa tra le trincee contrapposte.
Conclusioni
Ad oggi risulta difficile orientarsi lungo quella che al tempo doveva apparire chiaramente come una linea unica, lungo la quale si contrapponevano i due eserciti, quello austriaco e quello italiano. La vegetazione bassa, dominata dal sommaco, si è impadronita delle doline e delle linee scavate rimangono visibili e visitabili solo le meglio conservate e mantenute fruibili dalle amministrazioni locali.
Bibilografia
- Persegnati N. & Stok S., La trincea delle frasche: storia e itinerari alla riscoperta del mito della Sassari, Gaspari: Udine, 2003.