Introduzione
L'attuale chiesa di San Nicolò, preceduta dall'ampia scalinata ottocentesca è frutto della ricostruzione avvenuta dopo la Grande Guerra del precedente edificio del Settecento semidistrutto dai bombardamenti. Anticamente il luogo ospitava un cimitero con una cappella dedicata a Sant'Anna.
Al centro della facciata di stile eclettico è collocata la statua di San Nicola di Bari. Le pitture della chiesa e la Gloria di San Nicola di Bari sul soffitto sono opera di C. Zimolo di Sagrado (1923).
Al centro della facciata di stile eclettico è collocata la statua di San Nicola di Bari. Le pitture della chiesa e la Gloria di San Nicola di Bari sul soffitto sono opera di C. Zimolo di Sagrado (1923).
Per approfondire
Sul luogo dove si trovava la chiesetta dedicata a S. Anna, nel 1711 venne costruita ex novo la chiesa di San Nicolò. I tre altari originali sono stati sostituiti da altari marmorei, a partire da quello maggiore con le statue di S. Nicolò in marmo di Carrara e di S. Giovanni Nepomuceono in pietra d'Istria (tolta dal ponte della "rosta"). Nel 1783 è stato costruito il campanile e nel 1796 l'altare di S. Rocco (acquistato dalla chiesetta omonima di Gradisca soppressa da Giuseppe II). Ci sono documenti che attestano lavori di ingrandimento nel 1904 (una nuova facciata e le due navate laterali). Di questi attualmente non vi sono resti in quanto l'edificio è stato raso al suolo dalle forze di artiglieria durante il conflitto mondiale.
Dopo i lavori di ampliamento l'interno è diventato più spazioso, guadagnando in austerità a causa di una lieve penombra creata dall'apertura di nuove vetrate semicircolari poste in alto ai margini del soffitto, al posto delle vecchie statue situate nelle pareti laterali. Il soffito fu decorato dal pittore sagradese Corrado Zimolo.
Prima dell'ampliamento con le nuove navate possedeva due cappellette di cui quella a sinistra fungenva da sagrestia mentre quella di destra anche nota come "Cappella Lauretana" accoglieva le tombe degli ultimi rappresentanti della famiglia Torriana. Sulla porta di quella a sinistra era presente una lapide "DOMUS SANCTA LOCUS SALUTIS" mentre dall'altra parte la porta era ornata di un altarino e una statua bizantina in legno di cedro raffigurante la Beata Vergine col Bambino con la iscrizione: "CONSTRUXIT SUPPLEX RAIMUNDUS TURRIANUS GLORIOSAE VIRGINI LAURETANAE"
Vi è una leggenda sulla nominazione della chiesa: la tradizione popolare racconta che una braca, traghettando l'Isonzo con a bordo circa una quarantina di persone, all'altezza di Sagrado corse un serio pericolo di rovesciamento a causa della piena del fiume. La situazione era disperata e sembravano senza scampo. Invocarono quindi la protezione di San Nicolò, il protettore dei naufraghi, e furono salvati. Decisero quindi nel 1711 di dedicargli la chiesetta. Ora andata perduta, la memoria era tramandata dall'epigrafe D.O.M. OPUS: HOC. INCE PTUM.DIE.X.FEBR MDCCLXXXIII
Dopo i lavori di ampliamento l'interno è diventato più spazioso, guadagnando in austerità a causa di una lieve penombra creata dall'apertura di nuove vetrate semicircolari poste in alto ai margini del soffitto, al posto delle vecchie statue situate nelle pareti laterali. Il soffito fu decorato dal pittore sagradese Corrado Zimolo.
Prima dell'ampliamento con le nuove navate possedeva due cappellette di cui quella a sinistra fungenva da sagrestia mentre quella di destra anche nota come "Cappella Lauretana" accoglieva le tombe degli ultimi rappresentanti della famiglia Torriana. Sulla porta di quella a sinistra era presente una lapide "DOMUS SANCTA LOCUS SALUTIS" mentre dall'altra parte la porta era ornata di un altarino e una statua bizantina in legno di cedro raffigurante la Beata Vergine col Bambino con la iscrizione: "CONSTRUXIT SUPPLEX RAIMUNDUS TURRIANUS GLORIOSAE VIRGINI LAURETANAE"
Vi è una leggenda sulla nominazione della chiesa: la tradizione popolare racconta che una braca, traghettando l'Isonzo con a bordo circa una quarantina di persone, all'altezza di Sagrado corse un serio pericolo di rovesciamento a causa della piena del fiume. La situazione era disperata e sembravano senza scampo. Invocarono quindi la protezione di San Nicolò, il protettore dei naufraghi, e furono salvati. Decisero quindi nel 1711 di dedicargli la chiesetta. Ora andata perduta, la memoria era tramandata dall'epigrafe D.O.M. OPUS: HOC. INCE PTUM.DIE.X.FEBR MDCCLXXXIII
Bibliografia
- Guida artistica del Friuli Venezia Giulia, Associazione fra le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia, Bergamini 1999
- Sagrado nella sua storia, Glauco Vittori, Tipografia del Bianco, Gradisca d'Isonzo 1951
- Carlo Luigi Bozzi, Sagrado e la sua storia, CCM edizioni e Comune di Sagrado