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Cippo dedicato a Filippo Corridoni

Introduzione

Introduzione

Camminando lungo la carrareccia carsica è difficile orientarsi: la vegetazione, fitta ed omogenea, ricopre le naturali modulazioni del rilievo carsico, fatto di doline e bassi punti panoramici.
Imboccando il sentiero che porta al Cippo Corridoni rimarrete meravigliati dal biancore della sua scultura, in netto contrasto con la natura circostante.
Il cippo è un esempio di scultura razionalista, nonché il monumento di un periodo conteso e turbolento della storia d'Italia.

Per approfondire

Il nome
Il nome di questo monumento si deve a Filippo Corridoni: egli servì come volontario l’esercito italiano durante il primo conflitto mondiale, cadendo sul campo il 23 ottobre 1915. Il cippo in suo nome si erge nei pressi della Trincea delle Frasche, pressappoco dove Corridoni perse la vita nel mezzo della Terza Battaglia dell’Isonzo.

La storia
A partire dal 1925, il nome di Corridoni viene da prima conferito di una Medaglia d’Oro al Valore Militare, a seguito di cui il suo paese natale, Pausula (in provincia di Macerata), venne ribattezzato Corridonia.
L’erezione del cippo nel 1933 rappresenta l'apice del processo di "appropriazione" della figura di Filippo Corridoni da parte del regime. Sebbene Corridoni fosse un sindacalista rivoluzionario e un interventista di sinistra, il fascismo ne rielaborò il mito, trasformandolo nell'archetipo che unisce in sé i valori del mondo operaio e lo Stato.
L’operazione del fascismo agisce sulla memoria: a partire da eventi storici e personaggi che hanno contribuito a costruire parte dell’identità nazionale nell’immediato dopoguerra, ne derivano rielaborazioni volte a ribadire gli ideali fascisti e a riaffermarne il potere, talvolta piegando la realtà: si tratta di un processo di nazionalizzazione della memoria.

La struttura
Il cippo, di forma a obelisco e a pianta triangolare, misura 23 metri di altezza. Opera di Francesco Ellero, scultore latisanese che lo stesso Benito Mussolini volle nel 1933 per edificare questo monumento. Il cippo si afferma come tipo di architettura funeraria dapprima tra gli Etruschi per poi consolidarsi in epoca romana.
La sua altezza integra elementi figurativi cari all’epoca fascista: il fascio littorio, l’aquila imperiale e la mano destra aperta.
Seguendo tutte queste indicazioni appare chiaro come quest’opera del regime rientri nella retorica usata dal fascismo per affermarsi come diretto discendente della potenza e della gloria romana, ereditandone i simboli, le architetture e i motivi al fine di legittimare il proprio potere.
Il monumento non fu solo un omaggio funebre, ma un'operazione di sacralizzazione del paesaggio: inaugurato alla presenza di alte cariche dello Stato, il Cippo divenne meta di pellegrinaggi patriottici e teatro di cerimonie paramilitari.
L'architettura di Francesco Ellero si distacca dalla classica lapide commemorativa per abbracciare un linguaggio retorico e monumentale.

La parte figurativa
La struttura protesa verso l’alto culmina con il gruppo scultoreo dominato da due aquile romane. L’aquila, in epoca romana, assumeva due connotazioni specifiche: quella religiosa e quella militare. In quanto ad animale caro a Giove, l’aquila era simbolo del più alto potere. Inoltre, dopo le riforme di Gaio Mario nel II secolo a.C., l’aquila divenne simbolo di ogni legione, e quindi del potere militare. L’intento del fascismo è mettersi in diretta comunicazione con queste eredità: sacralizzazione del potere e rivendicazione militare.
Un altro simbolo ben visibile è la mano destra aperta in segno di saluto romano: anche in questo caso il richiamo all’Antica Roma è forte. Mussolini “ereditò” il saluto romano da Gabriele D'Annunzio, che lo introdusse durante l'impresa di Fiume nel 1919 come gesto simbolico per richiamarsi alla grandezza dell'Impero Romano, un'idea che Mussolini adottò per il fascismo per creare un legame ideologico con il passato imperiale, anche se in realtà i romani antichi lo salutavano in modo diverso, usando gesti come la mano protesa in modo più naturale o sul cuore.
Il fascio littorio che si sviluppa quasi tutto lungo l'altezza del monumento risente delle stesse connotazioni ideologiche: Il fascio littorio romano era un simbolo dell'autorità dei magistrati nell'antica Roma, composto da un fascio di verghe (simbolo del potere di punire) legate con nastri di cuoio e spesso con un'ascia (simbolo del potere di vita e morte), portato dai littori. Derivato dagli Etruschi, rappresentava il potere di comando (imperium), l'unità (un singolo bastone si spezza facilmente, un fascio è forte) e la giustizia. Fu ripreso dal movimento fascista italiano come emblema dello Stato, associandolo all'autorità e alla forza dell'antica Roma.

La simbologia
“Qui eroico combattente cadde Filippo Corridoni fecondando col sacrificio della vita la gloria della patria e l’avvenire del lavoro”.
Con queste parole, racchiuse in effige sulla parte inferiore del cippo, si esprime la retorica di questo monumento.
Parole chiave come quelle di “eroe” e “gloria” si inseriscono bene nella retorica interventista del regime nonché rispecchiano la funzione politica del monumento, creando in Corridoni un esempio da seguire ed un emblema da imitare. Ritroviamo anche il binomio “sacrificio” e “avvenire”, laddove i due termine fungono da base dell’ideologia per la quale morire per la patria era un valore, e il sacrificio un onore.
L’estremo vitalismo tale da voler sacrificare la propria vita agli ideali della patria, unito al richiamo al mondo operaio (“l’avvenire del lavoro”) ci permette di intravedere la più ampia funzione di propaganda che questo monumento ebbe al momento della sua ideazione, in un anno in cui l’Italia stava attraversando una grave crisi economico-industriale, strascico della Grande Depressione del 1929.
 

Bibliografia

Armiero, M., Le montagne della patria. Natura e nazione nella storia d’Italia, Torino, Einaudi, 2013.

Persegati, N. e Stok, S., La trincea delle frasche. Sulle tracce di Filippo Corridoni, Udine, Gaspari, 2015.

Pontiggia, E., Edoardo Del Neri, Trieste, Fondazione CRTrieste, 2006 (con particolare riferimento alla progettazione razionalista del Cippo Corridoni sul Monte San Michele).
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