Per approfondire
Il palazzo patriarcale fu innalzato per Raimondo della Torre (ne abbiamo conoscenza da un documento del 1289).
In un documento del 1628 vengono citati gli edifici pubblici all'interno del territorio di Monfalcone. In alcune immagini del periodo veneto emerge un edificio di tre piani con finestre piccole dotate di merli di gusto tipicamente medievale "alla guelfa". Quest'ultimo coincide con il posizionamento dell'attuale Palazzetto Veneto, il cui aspetto risale al Seicento ed alcune ipotesi ritengono fosse il palazzo del podestà veneziano. Nel 1737, la costruzione pre-veneziana "crollò" verosimilmente per la precarietà delle sue condizioni strutturali e conseguentemente demolito, dando spazio all'edificio che conosciamo oggi.
L'edificio, suddiviso in tre piani, si affaccia su via Sant'Ambrogio strutturandosi in modo simmetrico su cinque file di fori architettonici. Al pianterreno le finestre si presentano quadrate e sottolineate da contorni lisci in pietra, il piano nobile è caratterizzato da fori con cornice decorata con architrave leggermente aggettante, le finestre dell'ultimo piano infine sono più basse e con cornici più semplici. I tre ordini di finestre denotano la funzione di ogni piano: al piano terra gli spazi di servizio, al primo piano gli spazi di rappresentanza e all'ultimo la parte più privata per la vita domestica.
Il portone d'ingresso, non carrabile per le dimensioni ridotte, è delineato da conci di pietra di dimensioni e trattamento alternativamente diverso. Sopra di esso si apre la porta del "salone veneto" anch'essa ad arco e dotata di un piccolo terrazzo con ringhiera metallica. Il profilo di quest'ultimo è arcuato e indica il gusto del tempo (sei-settecentesco). La statua del leone di San Marco (probabilmente di fattura precedente) è incastonata al di sopra della porta centrale al primo piano.
In un documento del 1628 vengono citati gli edifici pubblici all'interno del territorio di Monfalcone. In alcune immagini del periodo veneto emerge un edificio di tre piani con finestre piccole dotate di merli di gusto tipicamente medievale "alla guelfa". Quest'ultimo coincide con il posizionamento dell'attuale Palazzetto Veneto, il cui aspetto risale al Seicento ed alcune ipotesi ritengono fosse il palazzo del podestà veneziano. Nel 1737, la costruzione pre-veneziana "crollò" verosimilmente per la precarietà delle sue condizioni strutturali e conseguentemente demolito, dando spazio all'edificio che conosciamo oggi.
L'edificio, suddiviso in tre piani, si affaccia su via Sant'Ambrogio strutturandosi in modo simmetrico su cinque file di fori architettonici. Al pianterreno le finestre si presentano quadrate e sottolineate da contorni lisci in pietra, il piano nobile è caratterizzato da fori con cornice decorata con architrave leggermente aggettante, le finestre dell'ultimo piano infine sono più basse e con cornici più semplici. I tre ordini di finestre denotano la funzione di ogni piano: al piano terra gli spazi di servizio, al primo piano gli spazi di rappresentanza e all'ultimo la parte più privata per la vita domestica.
Il portone d'ingresso, non carrabile per le dimensioni ridotte, è delineato da conci di pietra di dimensioni e trattamento alternativamente diverso. Sopra di esso si apre la porta del "salone veneto" anch'essa ad arco e dotata di un piccolo terrazzo con ringhiera metallica. Il profilo di quest'ultimo è arcuato e indica il gusto del tempo (sei-settecentesco). La statua del leone di San Marco (probabilmente di fattura precedente) è incastonata al di sopra della porta centrale al primo piano.
Bibliografia
- Monfalcone ieri: la città attraverso la storia, la forma urbana e l'architettura, Feudale Pavan e Santeusanio, Edizioni della Laguna 1995
- La città murata di Monfalcone, Gualtiero Pin, Edizioni della Laguna, 2011