Introduzione
La parrocchiale, edificata nel 1593, è il risultato dei rimaneggiamenti avvenuti lungo il Settecento, epoca in cui viene costruito anche il campanile.
La facciata, semplicemente divisa da quattro lesene, è movimentata da due nicchie e il rosone centrale posto sopra il portale dove è collocata una Madonna in pietra di epoca tardo-gotica.All’interno, il ricco altare settecentesco realizzato da P. Zuliani (1750-1767) e dal palmarino C. Picco, presenta nei bassorilievi la Storia dei tre Canziani.
Il drappo marmoreo centrale incornicia il trittico cinquecentesco con i Santi Canziani di G. Secante. Nell’arco trionfale due tele di M. Furlanetto con i Ss. Ermacora, Fortunato, Grisogono, Anastasia e Zoilo e Il martirio delle quattro vergini aquileiesei (1815 ca).
Per approfondire
L'abitato faceva da "praedium" della famiglia romana dei Cantii, sorto sulla via Gemina e legato economicamente e culturalmente ad Aquileia. All'indomani della proclamazione della libertà di culto nel 313, la comunità cristiana costruì la tomba di tre martiri vittime delle persecuzioni di Diocleziano (Canzio Canzino e Canzianilla). Dapprima un sacello, successivamente fu costruita una basilica (distrutta in seguito da un incendio). Della tomba furono perse le tracce fino agli scavi del Novecento. Ad oggi i resti antichi sono murati all'esterno della chiesa parrocchiale, nella quale è presente una lapide, risalente al 1580, raffigurante i tre fratelli.
Il campanile è situato a sinistra e ha sei ordini, l'ultimo a funzione di cella campanaria dotata di bifora su ciascun lato. Sul fianco destro della sagrestia sono state murate varie lastre ed epigrafi di epoca romana, tra cui quella intitolata a Marco Pullio Casto e Marco Pullio Fusco. L'interno è a navata unica, coperta da un tetto piano, l'area presbiteriale risulta rialzata di tre gradini e ospita sia l'altare di epoca moderna che conserva le reliquie dei martiri sia quello di origine settecentesca. Alle pareti laterali si trovano quattro altari in marmi policromi in stile barocco che accolgono: una pala dedicata a San Antonio da Padova, una della Sacra Famiglia, una della Madonna con Bambino e una pala che ritrae San Sebastiano. L'elemento di maggior pregio artistico è l'altare maggiore, opera realizzata in vent'anni dagli artisti Paolo Zuliani e Carlo Picco a partire dal 1750 fino al 1767. La composizione risulta sontuosa grazie alle decorazioni in bassorilievo del basamento, alle colonne corinzie che sostengono un frontone tripartito definito da statue di angeli e l'utilizzo di marmi di pregio come quello di Carrara. Presso l'altare maggiore è incastonato anche un trittico di pregio realizzato da Giacomo Secante antecedente al 1585, anno della sua morte. Anche se non sono mai stati trovati documenti attestanti l'attribuzione dell'opera al Secante, lo stile è inconfondibile e non è mai stata messa in discussione. L'iconografia dei Santi Canziani è quella consueta: quella di Canzio e Canziano che li ritrae in abiti militari romani e quella di Canzianilla in abiti civili con colori simili a quelli dei fratelli. Tutti i santi mostrano i segni del martirio nella mano sinistra e Canzianilla nell'altra mano mostra allo spettatore un libro aperto (probabilmente i Vangeli o la Passio Sanctorum Cantianorum).
La chiesa
L'odierna chiesa parrocchiale fu consacrata nel 1593. La facciata di stile inlinea con quello classico è impostata su quattro lesene sormontate da una cornice impreziosita da triglifi e metope. Quest'ultime presentano una decorazione a rametti di palma (richiamo all'origine martiriale dell'edificio). La facciata è coronata da un semplice timpano dotato di una piccola apertura centrale a forma lobata. Il portale è sormontato da un arco spezzato al cui centro sta una statua tardo gotica di piccole dimensioni raffigurante la Madonna. Concludono la facciata un rosone centrale e due nicchie laterali.Il campanile è situato a sinistra e ha sei ordini, l'ultimo a funzione di cella campanaria dotata di bifora su ciascun lato. Sul fianco destro della sagrestia sono state murate varie lastre ed epigrafi di epoca romana, tra cui quella intitolata a Marco Pullio Casto e Marco Pullio Fusco. L'interno è a navata unica, coperta da un tetto piano, l'area presbiteriale risulta rialzata di tre gradini e ospita sia l'altare di epoca moderna che conserva le reliquie dei martiri sia quello di origine settecentesca. Alle pareti laterali si trovano quattro altari in marmi policromi in stile barocco che accolgono: una pala dedicata a San Antonio da Padova, una della Sacra Famiglia, una della Madonna con Bambino e una pala che ritrae San Sebastiano. L'elemento di maggior pregio artistico è l'altare maggiore, opera realizzata in vent'anni dagli artisti Paolo Zuliani e Carlo Picco a partire dal 1750 fino al 1767. La composizione risulta sontuosa grazie alle decorazioni in bassorilievo del basamento, alle colonne corinzie che sostengono un frontone tripartito definito da statue di angeli e l'utilizzo di marmi di pregio come quello di Carrara. Presso l'altare maggiore è incastonato anche un trittico di pregio realizzato da Giacomo Secante antecedente al 1585, anno della sua morte. Anche se non sono mai stati trovati documenti attestanti l'attribuzione dell'opera al Secante, lo stile è inconfondibile e non è mai stata messa in discussione. L'iconografia dei Santi Canziani è quella consueta: quella di Canzio e Canziano che li ritrae in abiti militari romani e quella di Canzianilla in abiti civili con colori simili a quelli dei fratelli. Tutti i santi mostrano i segni del martirio nella mano sinistra e Canzianilla nell'altra mano mostra allo spettatore un libro aperto (probabilmente i Vangeli o la Passio Sanctorum Cantianorum).
Gli scavi e il ritrovamento dei resti
I Santi Canziani furono martirizzati il 31 maggio 303 d.C. La realtà storica dei martiri aquileiesi fu accertata nel 1963, prima era considerata una leggenda. La prima tomba creata fu poi scoperta negli anni Sessanta, ad oggi il luogo del ritrovamento è segnalato da un semplice altare in pietra (si trova al fianco nord della parrocchiale). Le reliquie, raccolte in tre urne, vengono portate ogni anno (la prima domenica di giugno) in una località poco distante, che la tradizione indica come luogo del martirio. La vicenda dei santi è raccontata nella Passio (abbreviazione di Passio Sanctorum Cantianorum) che si trova all'interno della raccolta ACTA SANCTORUM.Dalla leggenda alla verità storica
I tre fratelli, nobili discendenti della gens Anicia, erano nati e cresciuti a Roma alla fine del III secolo. Educati alla fede cristiana dal loro maestro Proto, all'inizio del IV secolo, a causa delle persecuzioni religiose, decisero di vendere beni e possedimenti a Roma e di trasferirsi ad Aquileia dall'amico Crisogono. Appena giunti in città, scoprirono che Crisogono aveva subito il martirio in un luogo non lontano chiamato "ad aquas agradatas" e lì sorgeva la sua tomba. I fratelli ed il maestro decisero di andare a pregare sul luogo, ma vennero arrestati dalle guardie. Fu chiesto loro di abiurare la fede cristiana, al loro rifiuto furono giustiziati sul luogo tramite decapitazione. Il prete della zona, Zeno, li seppellì vicino all'amico.Bibliografia
- La Chiesetta di San Proto a San Canzian d'Isonzo: un tesoro da scoprire, Società friulana di archeologia - sezione Isontina, 2010
- Gorizia e Provincia: il Collio, la Valle dell'Isonzo, Grado e la Laguna, il Carso - Touring Club Italiano 2003
- Guida Artistica del Friuli Venezia Giulia, Associazione fra le Pro loco del Friuli Venezia Giulia, Bergamini, 1999
- Guida ai luoghi sacri del Friuli Venezia Giulia, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Ufficio Stampa e PR della Presidenza della Giunta Regionale
- Le strade di Aquileia, Libreria Edirice Goriziana (LEG), 2000
- San Canzian D'Isonzo: arte e natura, Interreg IIIA, CCM Edizioni e Comune di San Canzian d'Isonzo