PRIMA GUERRA MONDIALE E IL SACRARIO DI REDIPUGLIA

2 settembre 2026



 


La parola ritmata. La ripetizione del "PRESENTE" sui gradoni del Sacrario di Redipuglia richiama l'appello così amato dal regime, evidenziando come l'architettura del 1938 abbia trasformato il dolore individuale per i caduti in un simbolo di propaganda e disciplina di massa. 

Tra il sacro e il regime. Il fascismo ha assimilato simboli e linguaggi religiosi per creare la narrazione di un martirio laico che sacralizzasse la morte per la patria e giustificasse la guerra verso gli "stranieri".

Finestre sulla storia. Osservando il Sacrario dalle trincee che stanno alla sua base, abbiamo osservato il confronto tra il fango dei vecchi camminamenti e l'imponente struttura in pietra, che mostra il contrasto tra la sofferenza reale dei soldati e il mito della vittoria. Il regime sostituì l'originale cimitero di guerra, più umano, con un imponente monumento celebrativo.














Un nome tra centomila. Di circa 100.000 caduti, oltre 60.000 sono ignoti. Il regime ha sfruttato questa tragedia uniformando le storie dei soldati nel mito collettivo, rendendo oggi fondamentale il lavoro di memoria per restituire identità e umanità ai singoli individui.

Oltre la propaganda. Oggi il Sacrario ha perso l'originaria carica ideologica. Il nostro lavoro mira a rileggere i simboli del passato per trasformare un monumento celebrativo della guerra in un luogo di riflessione critica e di pace.

L'ordine e l'illusione dell'unità. La rigorosa simmetria della "Piazza delle pietre d'Italia" e l'uso esclusivo di conci provenienti da varie regioni d'Italia vogliono trasmettere un'idea di coesione nazionale. Questo approccio, purtroppo, esclude la dimensione europea ed internazionale del conflitto combattuto sul Carso. 























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